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lunedì 28 dicembre 2015

Origami modulari. Fuochi d’artificio

     I fuochi di artificio sono un pericoloso divertimento. Ma al pericolo si può ovviare senza nulla togliere all’effetto scenico.
     Con dodici moduli (6 gialli e 6 rossi) opportunamente piegati ed intersecati si può creare un innocuo fuoco d’artificio casalingo. Niente polvere da sparo, solo carta. Non scoppia, non si infuoca, e non si esaurisce.
     Con entrambe le mani dovete girarlo continuamente come se rivoltaste un calzino.
     Nella foto sono presentate le fasi dello scoppio in senso orario a partire dal quadrante in alto a sinistra.
     Godetevi il vostro nuovo prodotto pirotecnico.

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- Origami 3D. Ruota e motocicletta ;
- Origami 3D. Un serpente velenoso: il Cobra ;
- Origami 3D. Rana o rospo ;
Origami 3D. Il cigno ;
Origami 3D. Il pappagallo o pappagallino ;
Origami. Lucky stars - Stelline della fortuna ;
Origami. Albero di Natale con tovagliolo di stoffa ;
Ninfea sottobicchiere con tovagliolo ;
Origami presidenziali - Burattini da dita ;
Origami 3D. Tavolino elegante .

domenica 20 dicembre 2015

Sculture con i palloncini. Uccellini appollaiati sul cuoricino

     Non importa che sia San Valentino, la festa della mamma o il vostro anniversario di matrimonio. Sarà questa speciale scultura di palloncini a generare l’occasione per il simbolico dono.
     Modellando un unico palloncino, rigorosamente rosso, potrete dar vita ad una coppia di uccellini appollaiati sul cuoricino.
     È pura tenerezza in lattice.

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Cavallo a dondolo . 

sabato 19 dicembre 2015

Dove vanno a finire i nostri rifiuti?

     Recensione: Mario Grosso – Maria Chiara Montani, Dove vanno a finire i nostri rifiuti? La scienza di riciclare, gestire, smaltire gli scarti, Zanichelli, Bologna 2015, pp. 155, € 11,50.
     È inevitabile nel corso dell’esistenza terrestre produrre dei rifiuti. Il problema è che, una volta fuori dalle nostre dimore, non ci interroghiamo su dove vadano a finire.
     Sarebbe buona norma far propria l’abitudine della raccolta differenziata che contribuisce al riciclo dei materiali o al loro corretto smaltimento. Ancor prima dovremmo ponderare i nostri consumi al fine di ridurre gli acquisti superflui. Ma esiste anche una gestione dei rifiuti su larga scala: i rifiuti di città intere uniti allo smaltimento adeguato degli scarti industriali.
     Mario Grosso e Maria Chiara Montani ci conducono in un interessante e per nulla scontato pedinamento dei nostri rifiuti. Sarà un viaggio all’insegna della consapevolezza e, si spera, dell’immedesimazione di tematiche socio-ambientali.
     Ciò che ignoriamo è che non ci disfiamo mai completamente dei nostri rifiuti. Un cassonetto non li allontana da noi se non di pochi chilometri. Ci troviamo in una condizione di perenne convivenza con i rifiuti. È un legame che non si può scindere. Richiede cura e informazione affinché non si inasprisca.
     Le tappe del percorso che intraprenderemo inaugureranno nuove frontiere: quelle della gestione responsabile dei nostri rifiuti.
     Di sicuro perfino i più zelanti cittadini impegnati nella raccolta differenziata hanno avuto difficoltà nell’identificare i materiali che compongono le confezioni dei prodotti. L’opera fornirà un’esaustiva risposta a quei quesiti in modo che nessun oggetto avrà più misteri.
     Vi imbatterete in alcuni capitoli sorprendenti (il vostro smartphone pesa 75 Kg) poiché vi sveleranno i retroscena produttivi dei vostri oggetti tecnologici preferiti per la cui realizzazione si impiega molta energia e una gran mole di materiali. È a questo punto che la vostra coscienza si attiverà come un’app e capirete quanto è importante tenere ai propri oggetti per ridurre gli acquisti e snellire gli inquinanti processi industriali.
     Si sfaterà il mito secondo il quale, pur differenziando, tutti gli scarti vengano riversati in un’unica discarica senza alcun criterio. Non avrete più scuse per non differenziare!
     Capirete quali sono i rischi che comporta il non differenziare correttamente. Imparerete a comprendere come funziona un termovalorizzatore e quali sono i pregi delle energie rinnovabili. Vi accorgerete degli incentivi adottati in altre parti del mondo per incrementare la pratica della raccolta differenziata e vi chiederete se l’Italia possa impegnarsi maggiormente. Fantasticherete sull’installazione di piccoli bidoncini per differenziare i rifiuti nelle aule scolastiche affinché primeggi la coerenza.
     Vi stupirete della nuova vita che una singola categoria di rifiuto può avere e non avrete più dubbi sui diversi tipi di plastica (non tutta riciclabile).
     Il testo auspica una definitiva e irreversibile sensibilizzazione dell’opinione pubblica bandendo per sempre la dispersione di spazzatura nell’ambiente. E infine gli autori vi omaggeranno con dieci miti da sfatare che, col fascino delle leggende metropolitane, imprimeranno nella vostra mente le giuste informazioni per iniziare un nuovo stile di vita.

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venerdì 18 dicembre 2015

Più chiarezza sui cambiamenti climatici

     Recensione: Climate Central, Le stranezze del clima. Che cosa sta cambiando e perché, Zanichelli, Bologna 2013, pp. 184, € 12,90.
     Da alcuni decenni i cittadini sentono parlare di cambiamenti climatici di entità tale da insinuare una nota di allarmismo. Ma al pari del suono delle note musicali, anche questa nota pare destinata a svanire.
     Risale al 1997 il Protocollo di Kyoto, l’accordo internazionale sull’ambiente. Si invitavano i paesi industrializzati a ridurre le emissioni inquinanti di biossido di carbonio e di altri cinque gas serra del 5,2% rispetto a quelle del 1990 (considerato anno di riferimento). Ma tra i paesi non aderenti figuravano gli USA, responsabili del 36,1% del totale delle emissioni, e l’Australia che temeva di danneggiare il proprio sistema industriale.
     A distanza di quasi vent’anni si è stipulato un nuovo accordo sul clima, approvato a Parigi. Questa volta ci si dovrà impegnare nella stabilizzazione dell’incremento delle temperature medie globali sotto i 2°C. Sembrerebbe un obiettivo più vago del precedente che ci induce a chiederci se l’auspicato risanamento del clima possa effettivamente attuarsi. Per questo l’opera del Climate Central si propone di illuminarci su cosa stia realmente cambiando e su quali siano le cause del fenomeno che stiamo vivendo. Dipendono davvero dalla condotta umana? Lo scopo primario è abolire la confusione. Lo scopo secondario è capire come intervenire per sanare il clima terrestre.
     È innegabile il nesso esistente tra incremento di CO2 (anidride carbonica o piumone planetario), riscaldamento dell’atmosfera (effetto serra), innalzamento del livello degli oceani (con onde anomale molto più distruttive e arretramento delle linee di costa) e scioglimento delle calotte polari (che sprigionano CO2 intrappolata e portano all’estinzione di numerose specie animali).
     Tra i maggiori gas serra imputati nel processo di surriscaldamento si annoverano: anidride carbonica (CO2), vapore acqueo, metano (CH4), protossido di azoto (N2O), cloro e fluoro (da cui derivano i CFC, i CloroFluoroCarburi già banditi nel 1987 dal Protocollo di Montreal perché capaci di distruggere le molecole di ozono causandone l’assottigliamento). Si tratta di gas serra che si sprigionano naturalmente sulla Terra e in quantità maggiore artificialmente con i processi industriali. Non va dimenticato che le piante assorbono CO2 e che la deforestazione intacca questo prezioso processo.
     Qualcosa sta mutando repentinamente e le misurazioni effettuate a terra o dai satelliti lo confermano. Tuttavia mutamenti climatici di enorme entità sono già avvenuti sul pianeta prima della comparsa dell’uomo. Due glaciazioni resero la Terra diversa da come siamo abituati a vederla. Era una palla di neve.
     C’è poca chiarezza sugli effetti concreti che deriverebbero dalle variazioni delle temperature. Potrebbe trattarsi di semplici stime poiché i combustibili fossili (carbone e petrolio) potrebbero esaurirsi presto e dunque diminuirebbe il loro uso che è responsabile di tanti danni. I gas serra potrebbero essere correi di un incremento dell’attività solare.
     Ben lungi dallo sfatare l’allarme, il testo vuole informarci sui rischi legati all’impiego spropositato di combustibili fossili, ma anche sui cicli naturali del pianeta che ci ospita. Il clima cambia in modo naturale, ma anche in conseguenza delle attività umane. Più volte nel libro si incontra il proposito di riferire e spiegare fatti, notizie e fattori scatenanti con uno stile linguistico comprensibile ai ragazzini perché la nostra capacità di comprensione è fondamentale per evitare il peggio o semplicemente per essere pronti ad affrontarlo. Forse non siamo sensibili riguardo alle tematiche ambientali, ma la nostra salute vi è legata.
     Siccità, ondate di calore intenso, radiazioni UV nocive, penuria di acqua dolce, allergie, carcinomi della pelle, attacchi d’asma, malori diffusi potrebbero rendere la vita umana impraticabile.
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venerdì 11 dicembre 2015

Origami 3D. Ruota e motocicletta

     Molte delle evoluzioni tecniche e tecnologiche di cui usufruiamo derivano dalla scoperta della ruota.
     Anche per costruire la prima moto non inquinante, la ruota ha costituito il punto di partenza.
     È una motocicletta che si regge con l’ausilio di un cavalletto.
     Per realizzare la motocicletta ho intersecato 146 moduli, per la creazione dei quali ho utilizzato fogli di carta di dimensioni 4 x 6 cm.

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sabato 5 dicembre 2015

Videoclip de “La scorribanda legale” su Youtube

     Il promo video del blog “La scorribanda legale” è approdato sull’affollata piattaforma Youtube.
     Buona visione!


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- Via Vassallo, Bari, la superstrada della morte ; 
Le ricerche su Wikipedia, ma con metodo .


martedì 1 dicembre 2015

Carta crespa. Rose dorate in miniatura

     Ricordate le rose dorate di carta crespa?
Per mettere maggiormente alla prova manualità e pazienza, ho deciso di realizzare delle mini rose dello stesso tipo.
Ancora un tocco di classe ed un effetto antichizzato per la vostra casa, ma questa volta in formato ridotto.
 
     La sezione "creatività" è vasta e dotata di ampie diramazioni.
 

sabato 28 novembre 2015

Con l’autovelox al posto giusto si risana il debito pubblico

     Esistono tanti tipi di strade opportunamente classificate: di campagna, urbane, scorrevoli, accidentate, battute, e molte altre. Ma a Bari ne esiste una piuttosto particolare. È via Vassallo, una strada urbana periferica a senso unico dove è ubicata una scuola media. Eppure le dona l’appellativo di strada a scorrimento veloce. Le autovetture che da via Elia del Re svoltano a sinistra verso via Vassallo lo fanno alla velocità della luce. Si può perfino considerare l’idea che in quella strada sia stato superato il muro del suono.
     La prontezza di riflessi perde totalmente importanza al cospetto di quelle schegge fulminee su ruote. L’attraversamento pedonale è un’ardua impresa e si rischia di rimetterci le penne, anzi, in passato giovani vite si sono spente proprio sulla «superstrada» Vassallo. I conducenti dei veicoli non badano al segnale di pericolo che indica la presenza di bambini nei pressi di una scuola. I rari guidatori che fanno della prudenza la propria virtù cardinale provano a rallentare nelle vicinanze del cancello scolastico, ma rischiano di essere tamponati e sentono un insistente clacson che li incita ad accelerare. A volte sembra una pista di rullaggio di aerei o un autodromo dove raggiungere i duecento km orari è l’unico obiettivo da perseguire. Ed il pedale del freno non è contemplato.
Per garantire sicurezza ai pedoni che percorrono via Vassallo per raggiungere l’istituto scolastico sono stati installati dei paletti che restringono parzialmente la carreggiata. Così si consentiva ad adulti e ragazzini di camminare evitando di essere falciati come fili d’erba. In brevissimo tempo i paletti delimitatori arcuati, posti a tutela dei pedoni, sono stati brutalmente «investiti». Inclinati fino a raggiungere il suolo sono stati sostituiti, ma la medesima sorte era pronta ad attenderli.
Servirebbe un deterrente come i dossi rallentatori, detti dissuasori di velocità. Provocano forti scossoni nei veicoli se scavalcati ad una velocità superiore a quella consentita in un preciso tratto stradale. Non sarebbero male le rumble strip, le bande sonore costituite da strisce più sottili dei dossi che inducono gli pneumatici ad emettere un suono simile a quello di un tamburo passandoci sopra. Sono fonte di rumore ed uno dei loro impieghi è previsto nelle zone di campagna. Ma diamo più gas alle nostre idee: posizionare un autovelox in via Vassallo diminuirebbe drasticamente gli incauti comportamenti stradali risanando il debito pubblico con montagne di multe.
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 18 maggio 2015, p. 12.

lunedì 23 novembre 2015

Custodia per pen drive… all’uncinetto

     Guardate per un istante la vostra pen drive. State osservando una gran guerriera che ha soppiantato floppy disk, CD e DVD grazie alla sua grande memoria che occupa poco spazio.
     La penna USB ci segue ovunque e contiene i nostri dati.
     Entra in molti computer e dispositivi. Sta nel nostro portafogli o nella tasca dei pantaloni.
     È esposta agli attacchi della polvere e le servirebbe proprio una protezione, una sua custodia. Meglio ancora se fosse un porta pen drive particolare, fatto ad esempio all’uncinetto con laccio da collo incorporato.
     Prendetevi cura della vostra penna USB.
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giovedì 19 novembre 2015

Sbarazzarsi di ansia e depressione e… vivere sereni

     Recensione: Marinangeli Luciana, Vivere sereni. Consigli e strategie per vincere l’ansia e la depressione, Bordeaux Edizioni, Roma 2014, pp. 176, € 14,00.
      Vita, Libertà e ricerca della Felicità sono gli inalienabili diritti appartenenti a tutti gli uomini creati eguali. È l’affermazione contenuta nella Dichiarazione d’indipendenza americana, stilata da Thomas Jefferson, risalente al 4 luglio 1776.
     In queste parole c’è una gran mole di saggezza unita a una precisa scelta lessicale: non abbiamo diritto alla Felicità, bensì al suo perseguimento.
     Possiamo impiegare l’intera esistenza ad inseguire e ricercare la felicità, concentrandoci a tal punto da non riuscire a vivere a pieno il nostro itinerario di vita. Forse la felicità è sopravvalutata poiché essa non è imperitura, ma transitoria. Allora forse dovremmo ricontrollare la rotta e, seguendo le istruzioni di Luciana Marinangeli, iniziare a perseguire un nuovo obiettivo o, se preferite, a rivendicare un nuovo diritto: il diritto di vivere sereni.
     La nostra vita non deve e non può essere sempre permeata da euforia e felicità, ciò non sarebbe né sano né normale, lo sarebbe invece condurre una vita in serenità.
     L’autrice ci indirizzerà alla scoperta dei consigli e delle strategie per vincere l’ansia e la depressione, nemiche giurate sia dello stato di felicità che della serenità. Con la sua guida impareremo a vivere serenamente affrontando le piccole o grandi vicissitudini esistenziali senza lasciarci da queste arenare sul lido della tristezza.
     Ansia e depressione costituiscono due enormi ostacoli alla conduzione di una vita normale. È fondamentale riconoscerle prima che la loro entità evolva e si aggravi.
     Esiste un fitto e intricato dedalo di emozioni, cognizioni, inclinazioni e sentimenti nella nostra psiche e l’opera si candida a diventare la nostra bussola per iniziare ad orientarci nel viaggio introspettivo. Sapremo accettare le emozioni, moderarne l’intensità e tornare al timone della vita con nuova consapevolezza.
     Nell’esistenza umana si alternano numerosi eventi che attivano o plasmano i nostri pensieri e le nostre azioni. L’autrice cerca di esaminare ogni possibile avvenimento che possa innescare una spirale di comportamenti distruttivi o autodistruttivi. Ciascuno di questi episodi può riguardarci ed interessare le diverse fasi della nostra vita. Luciana Marinangeli ci dona un esemplare di libro salvavita da tenere sempre con sé al fine di esercitarsi a non ricadere nel profondo baratro dell’ansia e della depressione.
     Sfogliando le pagine del testo si ha quasi l’impressione che l’autrice ci sussurri parole di conforto e di incoraggiamento. Il cammino dalla depressione alla gioia non è agevole, ma reso tale dalle strategie che ci sarà possibile apprendere e mettere in pratica. Spetta a noi rivendicare il diritto alla conquista della serenità perché il nostro corpo e l’universo della nostra mente non debbano mai incorrere in un fatale malfunzionamento.

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martedì 17 novembre 2015

Tutti i misteri sono risolti. Intervista a Silvana Calabrese

     Come nasce il libro? Ero molto giovane quando decisi di coronare il mio desiderio senza tempo. Ero intenzionata a scrivere qualcosa di nuovo, qualcosa che riflettesse il mio carattere in pieno. Pensai a quali fossero state le mie passioni fin da bambina: i fenomeni naturali, i più misteriosi. Così cominciai a reperire il materiale. Ero all’ultimo anno di liceo ed avevo notato da tempo l’apatia degli insegnanti verso eventi, fenomeni, argomenti… Ero fermamente convinta che non sarei mai diventata come loro, bensì avrei realizzato un contributo per curare quell’indifferenza.
     Sorse un problema, il classico problema che attanaglia l’autore esordiente. Lo risolsi come riporto nella dedica che apre il libro: mi affidai a quello che ora considero un incredibile segno del destino.
     Il tema principale? Si viaggia nel tempo e nello spazio alla ricerca di soluzioni scientifiche ai misteri più intriganti di sempre. Ogni lettore proverà l’entusiasmante sensazione di essere al tempo stesso detective ed esploratore alla ricerca della verità.
     A chi è diretto? La lettura è adatta a tutte le fasce di età per via della chiarezza con cui i contenuti sono esposti.
     Il testo può essere apprezzato dai curiosi, dagli scettici, è l’ideale per gli appassionati di documentari o per chi esercita una professione in ambito scientifico.
     Per chi ama viaggiare questo libro offre diverse mete sparse in tutto il mondo.
     Il regalo perfetto per? Per chi vuole catapultarsi in una nuova esperienza. Perché in queste pagine viene prospettata una scienza avvincente, ben lontana da quella che si era soliti evitare a scuola. Le nozioni scientifiche riportate sono protese verso un’attenta esplorazione dei fenomeni naturali che ci circondano.
     Il messaggio che vuole lasciare/lanciare? A volte la ricerca della verità non comporta la rinuncia al fascino del mistero, anzi, lo incrementa.
     Il libro che avrebbe voluto scrivere? In quel periodo pensavo ad un libro che “parlasse” ai lettori che cercavo costantemente di prefigurarmi per rendere comprensibili tutti i ragionamenti utili a sciogliere i misteri.
     Il libro guida? Quando si legge molto, ogni opera ed ogni autore sono una guida. Ma a condurmi è stato l’entusiasmo del progetto, il cui decollo è stato arduo perché mi sono dovuta scontrare con gli ostacoli editoriali poco avvezzi ad incoraggiare la meritocrazia. 
     La copertina preferita? Poiché gli abissi sono una fonte inesauribile di mistero, forse una copertina che ne ritragga un aspetto sarebbe la mia preferita.
     Il libro che sta leggendo? Sto leggendo dei racconti di Dino Buzzati e Guy de Maupassant.
     Usa segnalibri? Il più stravagante? Per questo libro ho deciso di puntare sulla massima stravaganza, oppure si tratta solo di una iniziativa creativa. Sono riuscita a mettermi in contatto con persone di tutto il globo e questi miei amici cosmopoliti mi hanno inviato delle cartoline raffiguranti alcuni dei posti che cito nel testo. Ora quasi ogni capitolo/mistero ha il suo segnalibro. È sbalorditivo.
     La frase regalo per i lettori. I misteri sono come regali avvolti da un’aura fantastica che dovremmo scartare.
 

venerdì 13 novembre 2015

Disoccupazione e depressione. Per una migliore qualità della vita

     Recensione: Robert L. Leahy, Se perdi il lavoro non perdere la testa. Come sopravvivere alla disoccupazione, Eclipsi, Firenze 2015, pp. 271, € 19,00.
     Recensione: Daniela Leveni – Paolo Michielin – Daniele Piacentini, Superare la depressione. Un programma di terapia cognitivo-comportamentale, Eclipsi, Firenze 2014, pp. 258, € 16,00.
      Si dice che l’Università sia un luogo di formazione in grado di fornire le competenze necessarie ad affrontare il mondo del lavoro. Non potrà mai esserlo davvero se non menziona o prevede gli intoppi della vita reale. Se un giorno venisse istituito un corso universitario denominato “Fondamenti della disoccupazione” avrebbe in programma i due libri di cui sopra e formerebbe individui capaci di fronteggiare anche i periodi più sfavorevoli dell’esistenza umana. Un corso simile non esiste, ma abbiamo la fortuna di poter usufruire di due preziosi testi che rappresentano un salvagente nel burrascoso mare della disoccupazione e della depressione.
     Aver perso o non aver ancora trovato un impiego è uno dei maggiori fallimenti della nostra società che si vanta di aver raggiunto l’apice del progresso. La presenza crescente di inoccupati causa la stagnazione dell’economia di interi paesi e costituisce anche una gravosa zavorra socio-sanitaria. Chi non ha un lavoro non guadagna e non produce, si sente afflitto, perde la scintilla vitale e rischia di veder perire la propria salute. Non siamo venuti al mondo per questo. E allora dobbiamo reagire, tornare ad essere combattivi o imparare ad esserlo. Ci occorre una nuova priorità di vita: noi stessi. In attesa che il governo compia le scelte migliori per il paese intero, dobbiamo prenderci cura della nostra psiche, inseparabile compagna di vita, abolire la pigrizia, acquisire nuove competenze o fortificare quelle già in nostro possesso e continuare la ricerca di un nuovo impiego. Dobbiamo rettificare i pensieri più cupi e affrontare la vita con una personalità che impareremo ad interiorizzare con queste guide.
     Lo studioso Robert Leahy ci accompagna, come una guida fraterna, in un percorso salvifico che ci aiuterà a capire che si può sopravvivere alla disoccupazione, anzi si può letteralmente operare una rinascita.
     Ho associato due recensioni salvavita poiché tra lavoro e identità esiste un legame profondo e ne consegue che la perdita del lavoro comporta un grande senso di smarrimento cui spesso fa seguito la depressione. Quando scrissi il testo Lungo i sentieri dell’identità, affrontai il nesso tra lavoro e identità: è indissolubile, ma le due realtà possono coesistere su piani separati. Non è esatto ritenere che il lavoro ci doni un’identità, piuttosto la professione svolta è il contesto nel quale far emergere la nostra identità. Quindi non dovremmo mai permettere alla disoccupazione di spingerci nel baratro della depressione. Superare la depressione è possibile seguendo il programma di terapia cognitivo-comportamentale.
     La depressione non è una malattia incurabile. La depressione non è necessariamente una conseguenza della disoccupazione, ma di una serie di fattori (genetici o ambientali) o vicissitudini personali che ci spingono nella spirale dell’autodistruzione. Imparare a riconoscerla è il primo passo per provare a vincerla. Si menzionano i farmaci e con dovizia di particolari si enucleano i loro effetti desiderati, indesiderati e i possibili rimedi. È fondamentale esercitarsi nel mettere in pratica delle strategie comportamentali per uscire da quel vortice di controproducente malinconia ed attuare una vera e propria ristrutturazione cognitivo-comportamentale che ci terrà compagnia per tutta la vita.
     Ora mi congedo da voi affinché non perdiate altro tempo. Avete un importante viaggio da compiere e un’ardua missione da assolvere: salvare la vostra anima.
 
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lunedì 9 novembre 2015

Lo scrittore fantasma, mestiere sempre più in luce

Ghostwriter di professione, oggi mi racconto
Oggi vi vorrei raccontare una professione poco diffusa nel nostro paese. Da ghostwriter di professione, oggi mi racconto. Ghostwriter è un termine inglese che indica lo scrittore fantasma o scrittore ombra, che viene cioè ingaggiato per scrivere libri, autobiografie, articoli, lettere e discorsi che saranno firmati da un’altra persona, il committente.
Nel mondo anglosassone tale mestiere si è propagato con la necessità di scrivere le biografie di personaggi pubblici. Così è nato lo scrittore ombra perché resta nell’ombra, ivi agisce, e perché segue l’autore accreditato come un’ombra per raccogliere il maggior numero di dati. Un ghostwriter che si rispetti deve amare la propria lingua e saper variare il proprio stile linguistico rendendolo simile a quello del committente. È un genere di elasticità camaleontica quella che si richiede agli scrittori fantasma. L’inclinazione al rispetto delle scadenze concordate è un fattore congenito. Il famigerato blocco dello scrittore non è contemplato. Occorre saper organizzare il proprio lavoro in vista dell’obiettivo finale, secondo un buon metodo di lavoro, ma soprattutto di ricerca.
Viviamo in un periodo critico in cui la penuria di occupazioni tradizionali motiva a inventarsi un lavoro che risponda a delle precise esigenze sociali. Oggigiorno sull’onda lunga dei best seller di fama mondiale, è germogliata la voglia di essere autori di un libro, almeno uno per poter affermare con orgoglio «ho scritto un libro». Ma l’aver condotto gli studi con scarsa dedizione rende tale desiderio velleitario. Allora entro in gioco io. A volte mi sembra di essere un mercante di sogni. Con la potenza e la delicatezza delle parole dipingo gli scenari che i miei committenti avrebbero voluto scrivere. I loro sogni si avverano ed io ricevo un equo compenso, naturalmente regolarizzato col fisco. Ma come è iniziata quest’avventura? L’idea non è partita dalla mia mente, bensì dal caso. Ero al liceo quando mi capitò di scrivere dei temi ai compagni che volevano mantenere un voto alto ottenuto per pura fortuna. All’epoca il ricavato equivaleva all’espressino al bar e al passaparola che mi avrebbe permesso ulteriori allenamenti. Nessuno si accorse di nulla perché emulavo alla perfezione gli stili linguistici dei miei compagni. Giunta all’università intravidi molti colleghi scontrarsi con il dosso della tesi di laurea e diedi loro aiuto ad impostare l’intero impianto argomentativo. Oggi posso affermare di essere cresciuta molto in questo ramo comunicativo e sono lieta di aver condiviso con voi questa esperienza.
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 28 settembre 2015, p. 12.

domenica 1 novembre 2015

Il mio omaggio alla vittima delle baronie universitarie Norman Zarcone

     Quando si transita o si permane nel mondo accademico è come entrare a far parte di una nuova famiglia, la famiglia culturale. E quando muore un fratello culturale non si può restare indifferenti. Norman Zarcone era mio fratello.
Le circostanze del suo trapasso, da suicida lanciandosi dal settimo piano della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo, gettano nuova luce sul sordido mondo delle baronie universitarie. Aveva 27 anni ed era il 13.9.2010, tre mesi dopo avrebbe concluso un Dottorato di Ricerca senza borsa di studio che equivale a fare ricerca per pura passione e spirito di abnegazione. L’affermazione del Rettore ha dell’assurdo: egli nega l’evidenza di un nesso tra suicidio e parentopoli. I docenti gli avevano detto che non ci sarebbe stato un futuro per lui in Ateneo. È vero, gli accademici di qualunque ordine e grado hanno l’abitudine di proferire queste testuali parole anche quando non sono interrogati in merito. E il modo in cui lo dicono emana sadismo e non dispiacere. C’è crisi e mancano i concorsi, eppure il sistema baronale è più vigoroso che mai. Così questi signori ricoprono il ruolo di «demotivatori istituzionali». Il gesto estremo di Norman è l’espressione di rabbia contro chi ruba il futuro ai giovani capaci e meritevoli, ma è una rabbia rassegnata perché la sua dipartita rischia di essere vana. I baroni e coloro i quali voltano il capo, per non guardare un sistema purulento, sono anch’essi meritevoli: meritano di essere importunati (legittimamente) per le loro colpe. Ogni giorno si deve ricordare loro che alimentano una grave infezione che ha incancrenito la società.
Eppure le parole dei professori inducono a maturare nuove riflessioni. Non c’è futuro con un Dottorato (che ricordiamo essere il livello più alto degli studi universitari se conseguito con merito), ma mille promesse professionali aleggiano sugli onerosi master. Economicamente gravosi per gli studenti, ma utili a incamerare utili per i docenti! Cerchiamo di essere seri: esistono opportunità lavorative o no?
Al padre Claudio, affranto per il disinteresse riservatogli, rivolgo una rassicurazione: sono con lei, intenzionata più che mai a combattere con la quarta arma della scherma, la penna. Mi scaglio con tutte le mie forze contro un sistema ed una mentalità affette da un male che pare incurabile.
E per concludere credo che le università italiane rappresentino la vergogna del nostro paese poiché non sono più culle della formazione, bensì incubatrici di mafia.
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 4 ottobre 2015, p. 20.

L'articolo fa parte della sezione "I cari estinti", ma anche della famigerata sezione "Università".

sabato 31 ottobre 2015

Buon Halloween con zucche ornamentali e Lego

     Abbiamo importato una festa di cui conosciamo poco. Halloween è una voce del dizionario Zanichelli. Lo Zingarelli ce la spiega in breve.
     Halloween
     s. m. inv.
     [voce inglese, Hallow-e’en, riduzione di All-Hallow-Even ‘vigilia di Ognissanti’ (datazione del lemma 1984)]
     la notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre, dedicata, specialmente negli Stati Uniti, a scherzi e travestimenti a tema macabro e a piccoli cortei di bambini che vanno di casa in casa con zucche svuotate e illuminate all’interno chiedendo in regalo dolci con la formula ‘Trick or treat?’ (‘dolcetto o scherzetto?’); secondo un’antica credenza celtica, quella notte comparivano fantasmi, folletti e streghe.

Il post fa parte della sezione "Halloween". Potrebbe interessarti anche: