Translate in your language

domenica 30 agosto 2015

Newspapergame 2015. Scuola media Santomauro.

Tematica A C Q U A
Albano Carrisi al Teatroteam di Bari in occasione della festa di premiazione del Newspapergame. 4 giugno 2015.
Quando piange lo spreco è di casa
     La lotta allo spreco di una delle risorse più preziose di cui disponiamo, l’acqua, ci vede generalmente concordi.
     Però ci sono casi in cui non ci si può permettere di chiamare l’idraulico per tamponare una perdita. Le perdite d’acqua sono come le persone tenaci: non si arrendono mai e vanno avanti. Così abbiamo il rubinetto che piange prima a gocce e poi a fontanella. E la cosa va avanti giorno e notte finché il guasto non peggiora al punto che ti serve sia l’idraulico che lo psicologo. È il conto da pagare è triplo: quello del contatore che ha fatto tanti giri, quello dell’idraulico e quello dello spreco di una risorsa.
Tiralo tenendo il conto di quanto lo tiri
     Uno degli sprechi di acqua più comuni è quello dello sciacquone del water.
     A noi basta tirare una leva e vediamo un bel vortice di acqua che finisce nelle tubature.
     L’acqua che si scarica dal serbatoio va dai 5 ai 10 litri. E se in un giorno tiriamo lo sciacquone fino a 10 volte… fate un po’ voi il conto dello spreco.
     E poi nel wc ci buttiamo di tutto come fosse un cestino della spazzatura.
     Da oggi facciamo un simpatico esercizio: prima di gettarci qualcosa chiediamoci se è il caso di farlo; prima di tirarlo pensiamo se è necessario e dopo averlo tirato, teniamo il conto.
Chi dice acqua dice vita
     L’acqua è sinonimo di vita. Le prime forme di vita sulla Terra si sono formate nelle acque del brodo primordiale. L’acqua costituisce circa il 70% del nostro corpo. Ed oggi andiamo a cercare acqua nello spazio perché dove c’è acqua c’è speranza di vita.
     Da alcuni anni gli scienziati sono impegnati in missioni spaziali per l’esplorazione di Marte allo scopo di ricercare non forme vitali, bensì l’acqua in uno dei suoi stati. E ci siamo riusciti. Pare che le calotte polari del pianeta rosso siano composte da acqua solidificata. È l’indizio di un elemento favorevole allo sviluppo della vita che potrebbe esserci stata in passato sul vicino della Terra. 
FontaNinApp, che forza questa applicazione
     A breve quando vi troverete per strada durante una passeggiata con gli amici e vi verrà sete, un’app vi suggerirà la fontanella pubblica più vicina a voi per dissetarvi.
     È l’idea innovativa di Acquedotto Pugliese in onore della tradizionale e storica fontanina da piazza che in Puglia compie un secolo di vita.
     In questo progetto di geolocalizzazione l’Acquedotto Pugliese coinvolge gli alunni delle scuole primarie e secondarie che si troveranno coinvolte direttamente nella realizzazione della mappa digitale e assaporeranno il gusto dell’acqua pubblica.
     Non vediamo l’ora.
Gli alunni del corso di giornalismo
Docente referente: Silvana Calabrese
Gli articoli hanno partecipato all’edizione 2015 del Newspapergame, vincendo il concorso.
La redazione: Alessia Polimeno, Martina Paradiso, Alessandra Triggiani, Giacomo Bartoli, Luna Guerra, Gaia Carenza, Clara My, Chiara Cellamare, Michele Davide Buonsante, Elisa Perrone, Marco De Santis, Alessandro Petrarolo, Andrea Faraone, Mattia Olivieri, Massimiliano Benvestito, Marialuisa Laviosa, Alessia Blanche Vlora, Martina Polignano, Carola Nardelli, Daniela Minunno, Michele Micunco.
Scuola Media “G. Santomauro” A.S. 2014/2015

Visita le sezioni "Gli alunni della Santomauro" e "Newspapergame".
Potrebbe interessarti anche:

martedì 25 agosto 2015

Creazioni con gli stecchi del gelato. Sedia panchina

Dai vita ad una panchina con i bastoncini del gelato
Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Lo diceva lo scienziato Antoine-Laurent de Lavoisier.
A noi spetta il compito di riadattare la legge di conservazione della massa e fare in modo che gli stecchi del gelato ormai gustato tornino a nuova vita.
Con della colla si possono unire i bastoncini di legno creando una sedia modello panchina.
Potete donare l’oggetto ad un pargolo che non lo distrugga in un lasso di tempo inferiore a quello della creazione. O potreste utilizzarlo come soprammobile in una camera o una cucina.
Dando sfogo alla creatività si possono aggiungere degli ornamenti oppure la si può laccare o dipingere con dei colori acrilici. 

La sezione "creatività" è vasta e dotata di ampie diramazioni.

     Dai uno sguardo alla sezione "Stecchi gelato":

giovedì 20 agosto 2015

Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna

Recensione: Silvana Calabrese, Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna, Aracne Editrice, Roma 2011, pp. 200, € 14.
     Dopo averci condotto alla scoperta dei misteri peculiari del Ventesimo secolo con Tutti i misteri sono risolti, nuovamente, quasi senza che ce ne accorgessimo, Silvana Calabrese ci prende per mano e ci scorta in un altro mondo noto a tutti, quello della sfera mediatica. È molto giovane, ma si presenta come una turbolenza, l’autrice. Ancora una volta ha scelto un titolo d’impatto, Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna, e così, pur non trascinando il lettore in un percorso, lo avvolge ugualmente.
     Non impone le sue idee, ma governa precisi contesti con la forza della coerenza e del raziocinio. Non discrimina il suo lettore perché intende raggiungerne numerosi con la sua tecnica espositiva: narra un determinato evento storico, scientifico e mediatico con la leggerezza con la quale i genitori leggono le fiabe ai propri figli, spalancando loro nuovi mondi possibili.
     L’autrice ha conservato, fin dalla sua prima pubblicazione, l’abitudine a realizzarsi la copertina da sé. È forse il primo passo per annullare la «quarta parete» tra chi scrive e chi legge; oppure è il suo modo di porsi come pilota in ogni situazione, includendo la responsabilità che l’atto stesso del pilotare comporta.
     Come anticipa la locuzione latina «Theatrum mundi», teatro e mondo sono due luoghi deputati alla messa in scena di finzioni. Ciascuno prende in prestito qualche elemento dal repertorio dell’altro atelier. E così in copertina abbiamo modo di osservare un sipario rosso su di uno sfondo nero, e in primo piano parzialmente sovrapposte appaiono le due foto storiche dell’allunaggio del 1969. L’impressione che si avverte è la stessa suscitata dalle vecchie fotografie, abili evocatrici di ricordi forti, incisivi, incastonati ormai nella linea del tempo. Infatti lo sbarco dell’uomo sulla Luna è stato un grande evento per l’umanità. Qualcuno di noi era poco più che un infante all’epoca dei fatti e si ricorda l’atmosfera che aleggiava nelle proprie abitazioni fin dalla settimana dei preparativi annunciati dalla televisione, ma anche dalla radio e dai giornali. Ed è proprio dalle pagine ingiallite dei quotidiani del tempo che la Calabrese ha attinto la linfa necessaria a rievocare quelle stesse sensazioni ed emozioni, ma anche il germe del dibattito in merito alla veridicità dello sbarco e della fattibilità tecnica della missione Apollo.
     La giovane autrice, come recita la sua nota biografica in quarta di copertina, è dotata di un’inappagabile curiosità, ma non è l’unica particolarità: fin da bambina dimostrava una propensione per il mondo delle scienze e pare che laureandosi presso il nostro corso di Comunicazione e Multimedialità le sia stato possibile ricongiungersi con la sua passione ancestrale.
     Durante le sue ricerche ha cominciato a immaginare gli articoli degli anni Sessanta come un portale aperto su un altro periodo storico, come l’unico varco per riscoprire le infinitesimali discrepanze della nostra storia unite alle dinamiche attraverso le quali la società in cui viviamo si è evoluta.
     Tappa dopo tappa, infatti, sono i media ad aver posto in rilievo l’evento più grande e affascinate di tutti i tempi, il media event meglio allestito che si possa analizzare. L’opera, che si avvale di una bibliografia assortita, ci accompagna dietro le quinte dei mass media.
     La prima lezione che la Calabrese ha imparato proprio all’Università è che un evento va contestualizzato per poter essere compreso, lo dimostra l’aver dedicato un intero capitolo al contesto storico cui segue una descrizione del programma spaziale sovietico, del programma spaziale americano preceduto dalla sfida proibitiva di J. F. Kennedy. Ma l’autrice dedica anche attenzione alla capacità profetica della fantascienza di Jules Verne, alla reminiscenza con La guerra dei mondi, la lettura radiofonica che generò il panico tra gli ascoltatori, al sospetto suscitato dalla trama del film Capricorn One. Dei metaforici riflettori sono puntati sulle foto che occupano una ricca appendice fotografica a colori e che subiscono una metamorfosi da prova del successo a capo d’accusa. A seguire si dà spazio alle incongruenze scientifiche della missione e alle emblematiche figure legate al coronamento di uno dei sogni dell’umanità: Nixon, Von Braun e Disney.
     Il capitolo che le consente di mettere a frutto ciò che il suo corso di laurea le ha trasmesso è quello che permette di vedere il tutto «attraverso la lente mediatica», nel quale l’iniziale gergo tecnico cede il posto alle parole desunte dagli articoli di Indro Montanelli, Wernher Von Braun, Alberto Moravia, Eugenio Montale, Dino Buzzati, Giorgio Bocca, Oriana Fallaci.
     Una nota di pregio va rivolta alla casa editrice Aracne e al comitato scientifico della collana Puzzle – Media e Politica, che «si propone di dare visibilità alle idee e alle opinioni di giovani studiosi che si confrontano con la dimensione mediatica proprio come in un gioco di pazienza a incastro».
     Un breve encomio anche all’autrice, al suo nuovo progetto, nel quale ha creduto fermamente e al tempo stesso ha sottoposto al ferreo vaglio di un comitato. Raggiunto un obiettivo solleva di una tacca quell’immaginaria staffetta come fanno gli energici atleti che praticano il salto in alto.
     La recensione, a firma di Teresa Carbonara, è apparsa sul Quadrimestrale di letteratura ed altro «La Vallisa», numero 94, pp. 134–135.


Scopri di più sul libro Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna.
Argomenti correlati:

sabato 15 agosto 2015

Intagli di frutta e verdura. Squalo con anguria baby

Decorazioni con i prodotti della natura. Squalo con anguria baby
Nei periodi estivi è una vera tentazione immergersi nel gusto dell’anguria. È un frutto dissetante che reintegra i sali minerali persi con la sudorazione.   
Conviene fare attenzione e non distrarsi mai mentre si assapora questo delizioso spuntino. Se intravedete una pinna verdone, non c’è dubbio: è uno squalo.
Se intagliate uno squalo in un’anguria e lo ponete in tavola, otterrete l’effetto climatizzatore che debellerà il caldo torrido concedendovi il piacere di avvertire brividi incessanti.
L’anguria è il frutto più pericoloso che esista.

L'articolo fa parte della sezione "Intagli di frutta e verdura".
Potrebbe interessarti anche:

lunedì 10 agosto 2015

Ode al re dei mari, il Krill

Il signor Krill un eroe modesto
     La natura è ingegneria pura per i suoi meccanismi e somma arte per il suo incanto. Non siamo abituati a mettere a fuoco ogni suo elemento.
     Ad esempio non ci siamo accorti dell’anello più piccolo, ma assolutamente indispensabile, della catena alimentare. Nelle gelide acque polari vive il vero re dei mari, il Krill. Si tratta di crostacei a forma di gambero non più lunghi di 5 cm. Senza di essi l’intero ecosistema marino planetario si spegnerebbe. Costituiscono l’alimento principale di molte specie animali, pesci, uccelli e balene. Si nutrono di microscopiche alghe dei ghiacci, il fitoplancton. Drastica è la riduzione dei banchi di Krill antartici a causa dello scioglimento della calotta glaciale e del surriscaldamento terrestre. Gli effetti della loro scomparsa sarebbero devastanti poiché con essi svanirebbe la vita marina. È un rischio che non ci possiamo permettere. Lunga vita al Krill.
     L’articolo ha partecipato all’edizione 2015 del Newspapergame ed è apparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 5 marzo 2015, p. VI.

La redazione: Alessia Polimeno, Martina Paradiso, Alessandra Triggiani, Giacomo Bartoli, Luna Guerra, Gaia Carenza, Clara My, Chiara Cellamare, Michele Davide Buonsante, Elisa Perrone, Marco De Santis, Alessandro Petrarolo, Andrea Faraone, Mattia Olivieri, Massimiliano Benvestito, Marialuisa Laviosa, Alessia Blanche Vlora, Martina Polignano, Carola Nardelli, Daniela Minunno, Michele Micunco.
Scuola Media “G. Santomauro” A.S. 2014/2015

Visita le sezioni "Gli alunni della Santomauro" e "Newspapergame".
Potrebbe interessarti anche:

mercoledì 5 agosto 2015

Carta crespa. Rose dorate, effetto antichizzato

     Esistono tante applicazioni interessanti, ma nessuna può essere equiparata alla creatività umana. Con della semplice carta crespa si possono realizzare delle rose dorate dall’effetto antichizzato.
Un tocco di classe per la vostra casa.
 
La sezione "creatività" è vasta e dotata di ampie diramazioni.
 
Della sezione "Carta crespa" fa parte anche:
 
 

sabato 1 agosto 2015

Bitonto nel XVI secolo

Bitonto nel XVI secolo. Aspetti demografici, familiari e sociali
Contenuti
La ricerca d’archivio con la concreta presentazione di un progetto di ricerca compiuto a partire dal rinvenimento di un manoscritto inedito di cui si è dovuta confermare l’autenticità.
Un metodo d’analisi demografica che con l’interpretazione di dati di natura catastale tenta di ricostruire un assetto sociale ed economico che approssimi la completezza. Si esaminano: caratteristiche strutturali della popolazione, nuzialità e sistemi dotali, struttura e ampiezza della famiglia, antichi mestieri, scolarizzazione, servitù, patrimonio zootecnico, forestieri, onomastica. 
Un incrocio di fonti, catasto antico ed atti notarili, come auspicato da Marc Bloch, affinché gli antichi documenti si fondano e si avvalorino a vicenda conferendo ampie sfumature all’asettico studio statistico–demografico. 
Punti di forza
Il testo si differenzia dai manuali di storia e di demografia perché oltre ad illustrare un metodo di indagine storica ne accosta un esempio. L’esempio del metodo stesso applicato ad una piccola realtà territoriale del Mezzogiorno di ancien régime che fin da tempi remoti seppe imporsi nel panorama produttivo oleario. La storia è data dalle testimonianze circoscritte, dai tasselli di microstoria che accostati come pazienti tessere di un mosaico danno vita ad un prospetto storiografico vasto e donano allo studioso e al lettore l’identità storica collettiva.
È un viaggio a ritroso nel tempo alla riscoperta di materiale documentario del tardo Cinquecento. Una documentazione il cui studio costituisce un elemento di salvezza dallo scorrere inesorabile del tempo, inclemente verso quelle vulnerabili carte pergamenacee pregne di tesori ignoti.
Per quale pubblico di lettori
Per chi desidera esplorare il patrimonio archivistico custodito nei luoghi della memoria. Per i giovani che iniziano a condurre degli studi sulle fonti d’archivio. L’opera si pone all’attenzione degli studenti liceali, universitari e dei giovani ricercatori che stanno rivolgendo il proprio interesse verso il mondo degli studi storici e demografici. A chiunque abbia l’obiettivo di condurre studi sistematici nel settore il testo mostra alcune tra le molteplici possibilità di ricerca e di elaborazione, nonché una prova del corpus documentario disponibile negli archivi dell’Italia meridionale.
Disponibile anche in formato digitale.

Indice dell’opera:
Prefazione
Introduzione
Capitolo i. Bitonto: un excursus storico–geografico
1.1. Le origini e l’età greco–romana
1.2. L’alto Medioevo
1.3. Le infeudazioni del Quattrocento
1.4. Il riscatto dal giogo feudale
1.5. Il Seicento
1.6. Dal Settecento ad oggi
1.7. L’assetto urbano di Bitonto
Appendice al capitolo primo
Capitolo ii. La fonte: il catasto antico o apprezzo
2.1. Lo scavo archivistico
2.2. Precisazioni metodologiche
Capitolo iii. La struttura demografica
3.1. La struttura per età
3.2. Il rapporto fra i sessi
3.3. La struttura per stato civile e la vedovanza 
Capitolo iv. Nuzialità e sistemi dotali
4.1. L’età media al primo matrimonio
4.2. La differenza di età tra i coniugi
4.3. L’universo degli atti notarili
4.4. La fonte: i capitoli matrimoniali
4.5. I notai di Bitonto e la costituzione della dote
Appendice al capitolo quarto
Capitolo v. Le strutture familiari
5.1. La classificazione secondo Peter Laslett
5.2. Struttura e dimensione degli aggregati domestici
5.3. Alcuni casi esemplificativi delle tipologie familiari,
Capitolo vi. Famiglia e articolazione socio–professionale
6.1. Articolazione socio–professionale
6.2. Gli antichi mestieri
6.3. La scolarizzazione
6.4. Articolazione socio–professionale e strutture familiari
6.5. Il personale di servizio
6.6. La situazione abitativa
6.7. Il patrimonio zootecnico
6.8. I forestieri
Appendice al capitolo sesto
Capitolo vii. L’onomastica
7.1. Le forme nominali maggiormente diffuse
7.2. Il secondo nome
7.3. La trasmissione del nome
7.4. I cognomi
Appendice al capitolo settimo
Indice delle tabelle
Indice dei grafici
Indice delle figure
Riferimenti archivistici 
Riferimenti bibliografici

L'articolo fa parte della sezione "Libri". Potrebbe interessarti anche:
- Tutti i misteri sono risolti;
- Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna;
- Lungo i sentieri dell'identità ;
- Sammichele di Bari attraverso il catasto onciario del 1752 ;
La pedagogia nel taschino .

Dai pure un'occhiata alla più informale sezione "L'autrice risponde", vi troverai:
- Tutti i misteri sono risolti, l'intervista ;
- Lungo i sentieri dell'identità, l'intervista (num. 1) ;
Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna, l'intervista ;