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mercoledì 30 settembre 2015

Un indovinello limpido e fresco

     È un bene dall’inestimabile valore.
     È una risorsa che ci appare abbondante.
     Ci disseta e ci rinfresca. Può essere lacustre, fluviale, marina, piovana.
     È da sempre nelle nostre vite e nei giorni più umidi è ovunque sotto forma di un vapore invisibile.
     Le isole ne sono circondate. Scrittori e poeti ne vengono ispirati.
     In lei c’è tanta poesia.
     Ma così tanta armonia svanisce come un bel sogno quando siamo di fronte alla realtà.
     È un bene che diamo per scontato. 
     Non è infinita e dovremmo risparmiarla, ma la sprechiamo. 
     L’abbiamo inquinata perché molto tempo fa abbiamo smesso di rispettarla. 
     Abbiamo dimenticato che se per noi basta girare un rubinetto per averla, esistono ancora i paesi  della sete dove migliaia di persone e bambini muoiono per la sua assenza. 
     Di potabile ce n’è sempre meno. 
     Per la scienza il suo nome è H2O, per gli amici si fa chiamare umilmente acqua. 
L’articolo ha partecipato all’edizione 2015 del Newspapergame ed è stato vincitore del concorso.


     La redazione: Alessia Polimeno, Martina Paradiso, Alessandra Triggiani, Giacomo Bartoli, Luna Guerra, Gaia Carenza, Clara My, Chiara Cellamare, Michele Davide Buonsante, Elisa Perrone, Marco De Santis, Alessandro Petrarolo, Andrea Faraone, Mattia Olivieri, Massimiliano Benvestito, Marialuisa Laviosa, Alessia Blanche Vlora, Martina Polignano, Carola Nardelli, Daniela Minunno, Michele Micunco.

Scuola Media “G. Santomauro” A.S. 2014/2015

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domenica 27 settembre 2015

Un’isola anche in città

     Le isole non devono stare per forza nel mare, ma possono trovarsi anche nel bel mezzo di una città. Sono le isole ecologiche. A Bari ne abbiamo cinque. Sono piccole sedi dell’Amiu dove i cittadini possono portare i propri rifiuti per differenziarli meglio. Per esempio le pile scariche puoi portarle nei supermercati oppure in un’isola ecologica.
     Lì puoi e devi portare l’olio da cucina che mai dovresti gettare nel lavandino perché finirebbe nel mare. Vorremmo ora che chiudessi gli occhi per immaginare il viaggio sull’isola ecologica. Attraverserai un cancello, preferibilmente a piedi e non in auto, e vedrai una grande struttura con un ampio spazio. Vi sono posteggiati i treruote degli operatori ecologici e ci sono enormi vasconi che accolgono i diversi tipi di rifiuti. Gli addetti al conferimento ti spiegheranno come differenziare al meglio sciogliendo ogni dubbio sul riciclaggio. Quando a casa ti si esaurisce un toner, si brucia una lampadina, hai una pila esausta, ti è avanzato l’olio della frittura o il pc è morto, in genere si pensa di mettere tutto il materiale nel cassonetto “indifferenziata” e l’olio viene versato nei lavelli. Nulla di più sbagliato.
     Una delle prime regole Amiu è differenziare correttamente altrimenti il riciclaggio non è possibile. Nell’isola ecologica si conferiscono in appositi contenitori le pile esauste affinché subiscano un trattamento che eviti l’inquinamento. Se finissero nelle comuni discariche perderebbero un liquido che attraverserebbe il terreno e finirebbe dritto nelle falde acquifere inquinandole per sempre.
     L’olio da cucina andrebbe a finire nel mare e poiché non ne rappresenta una componente, ne rovinerebbe l’ecosistema. Abituiamoci a filtrare l’olio alimentare, a raccoglierlo in una tanica per poi consegnarlo ai dipendenti Amiu. Anche le fonti luminose vanno raccolte a parte, insieme ai toner e alle cartucce delle stampanti. Mentre dobbiamo farci amico il RAEE. Indica i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Si tratta degli apparecchi elettronici di cui non riusciamo più a fare a meno e che non sono composti da un unico blocco, bensì da diversi materiali che vanno scomposti per il recupero differenziato. Queste righe ti hanno incuriosito almeno un po’? Se è così puoi scoprire ancora molto sul mondo della raccolta differenziata. Lì, su quell’isola, ti conviene approdare!

     L’articolo ha partecipato all’edizione 2015 del Newspapergame ed è apparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 31 marzo 2015, p. 18.


     La redazione: Alessia Polimeno, Martina Paradiso, Alessandra Triggiani, Giacomo Bartoli, Luna Guerra, Gaia Carenza, Clara My, Chiara Cellamare, Michele Davide Buonsante, Elisa Perrone, Marco De Santis, Alessandro Petrarolo, Andrea Faraone, Mattia Olivieri, Massimiliano Benvestito, Marialuisa Laviosa, Alessia Blanche Vlora, Martina Polignano, Carola Nardelli, Daniela Minunno, Michele Micunco.

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giovedì 24 settembre 2015

Come scrivere una sceneggiatura degna di Hollywood

Recensione: Blake Snyder, Save the cat! Manuale di sceneggiatura, Omero Editore, Roma 2014, pp. 160, € 20,00. 
     Il cinema è comunicazione e raggiunge milioni di spettatori in tutto il mondo. È un buon movente per seguire le istruzioni del manuale di sceneggiatura proposto da Blake Snyder.
     Save the cat! offre agli addetti ai lavori, o agli aspiranti tali, i ferri del mestiere dell’abile sceneggiatore.
     Scrivere per il cinema è una strada tortuosa disseminata di dossi aguzzi, gli errori. E questi non sono contemplati da un’industria dell’intrattenimento che naviga a pieno regime.
     Gli accademismi non sono tollerati dall’autore che con stile sobrio ci apre le porte del mondo della celluloide. Mister Snyder scrive con dovizia di particolari perché è stato uno sceneggiatore accreditato da Hollywood. Il metodo che ci tramanda proviene dalla sua esperienza sul campo.
     Curare ogni dettaglio della sceneggiatura e mai affidarla al caso: questo è il motto che consegna in dote ai lettori.
     Save the cat! ovvero Salva il gatto! è la scena determinante ai fini del successo cinematografico di una pellicola. Si tratta di una vera e propria freccia di Cupido scoccata per far innamorare gli spettatori. Vi è mai capitato di assistere all’intervento di soccorso dei vigili del fuoco per salvare un gattino in pericolo? È la metafora che accompagna questo tipo di scena: c’è tensione, azione, temperamento eroico, ingegno, sangue freddo, sentimento e il contesto idoneo per far emergere la personalità dell’eroe/protagonista. È il cuore palpitante della visione, la garanzia del colpo di fulmine. Renderà il film indimenticabile.
     Leggere Save the cat! Manuale di sceneggiatura è come scoprire gli ingredienti di una ricetta segreta e molto bramata. Cucina e cinema non sono mondi così distanti: al pari del bravo chef, lo sceneggiatore deve avere l’intuizione di infrangere alcune delle regole basilari apprese.
     Tra i numerosi concetti, giungeremo a conoscere:
     – i 4 elementi per scrivere una logline o one-line perfetta, perché un film deve potersi presentare in una frase esaustiva e colma di appeal;
– le 7 leggi fisiche della sceneggiatura;
– i 10 generi in cui possono essere catalogati i film;
– un numero variabile di errori da correggere in una sceneggiatura;
– la costruzione di una scena “Salva il gatto!” come fosse il delitto perfetto.
     Quali disposizioni d’animo devono trasparire dalla nostra sceneggiatura? Come realizzare un intreccio vincente? Come fare a prefigurarsi il target giusto? Come si può ideare un titolo infallibile? Qualunque vostro quesito troverà una risposta esauriente tra le pagine del manuale. Che aspettate, salvate il gatto!

domenica 20 settembre 2015

Sconto Tares (ora Tari) se fai la differenziata

     La tassa sui rifiuti non ci sta molto simpatica e se la casa è grande lo è anche la tassa. Però l’Amiu, che ci tiene ad avere dei cittadini virtuosi, ha pensato di fare un regalo a quelli che si impegnano di più a fare la raccolta differenziata. Se porti i tuoi rifiuti correttamente differenziati all’Amiu, loro te li pesano e dopo qualche tempo ti danno uno sconto sulla tassa dei rifiuti.
     Conviene provarci. È una buona iniziativa per i cittadini. In effetti si è registrata un’impennata nella raccolta differenziata in coincidenza di questi incentivi. Da anni si realizzavano slogan e campagne pubblicitarie che erano quasi del tutto vane. Cosa è cambiato adesso? Supponiamo che il mutamento dipenda dal fatto che Amiu e Comune di Bari hanno iniziato a parlare la lingua che ogni persona conosce meglio, la lingua economica. Quando le cose si mettono sul piano del risparmio o dell’incentivo economico si innesca come una spinta in ciascuno di noi. Tuttavia poiché abbiamo inaugurato il buon dialogo possiamo passare dalla lingua economica a quella ecologica. La radice è sempre “eco”! I cittadini fanno sempre più atto di presenza nelle isole ecologiche conferendo rifiuti differenziati e cominciano a fare domande interessanti sul rispetto dell’ambiente.
     Tutto ruota intorno alla biodegradabilità ed è per questo che dobbiamo separare i rifiuti. La biodegradabilità è una proprietà delle sostanze organiche di essere decomposti naturalmente mantenendo salvo l’equilibrio ecologico del pianeta. Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Un giornale ci impiega 6 settimane per degradarsi da solo. Mentre una scatola di cartone ha bisogno di 9 mesi. Un torsolo di mela (organico) in 2 mesi torna a far parte del ciclo naturale, ma un fazzoletto di carta resiste per 3 mesi. Avete presenti le sigarette che tappezzano le strade? Hanno un tempo di biodegradabilità di un anno. Per non parlare della gomma da masticare che si degrada in 5 anni. Gli anni salgono se parliamo della bottiglia di plastica che si deteriora dai 100 ai mille anni. Mentre tanto longeva è la bottiglia di vetro che ha bisogno di più di 4000 anni per biodegradarsi. Tuttavia proprio il vetro è il materiale che può essere riciclato all’infinito. Infatti oltre alla biodegradabilità c’è la possibilità di sfruttare le materie dei rifiuti per riciclarle, ossia poterle riutilizzare come nuovi prodotti. Detto questo non vorremmo più vedere tanti rifiuti agli svincoli delle superstrade.

     L’articolo ha partecipato all’edizione 2015 del Newspapergame.

     La redazione: Alessia Polimeno, Martina Paradiso, Alessandra Triggiani, Giacomo Bartoli, Luna Guerra, Gaia Carenza, Clara My, Chiara Cellamare, Michele Davide Buonsante, Elisa Perrone, Marco De Santis, Alessandro Petrarolo, Andrea Faraone, Mattia Olivieri, Massimiliano Benvestito, Marialuisa Laviosa, Alessia Blanche Vlora, Martina Polignano, Carola Nardelli, Daniela Minunno, Michele Micunco.

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martedì 15 settembre 2015

Energia un’unica strada da seguire

Vivi il futuro secondo natura
     È un investimento vantaggioso. Non riguarda azioni. E il tornaconto è collettivo. Si tratta delle energie rinnovabili che sono sia gratuite che costose. Sole, acqua, vento e geotermia sono doni naturali. Ma convertire tali energie per favorire le attività di un paese comporta elevate spese di impianto. In Italia si prova a usare le energie alternative, ma regna sovrana l’energia inquinante. È facile sprecare soldi pubblici che potrebbero essere investiti meglio. Inoltre si demonizza l’uso di risorse idriche rievocando il disastro del Vajont. Nel ’63 l’invaso straripò a causa di una frana dal monte vicino e l’acqua inondò la valle abitata causando la morte di circa duemila persone. Osiamo dissentire e puntiamo il dito contro la superficialità professionale ed umana di chi doveva effettuare opportuni controlli per verificare che il sito non sorgesse su un territorio franoso, ma idoneo alla costruzione del bacino idroelettrico. Perfino gli scarti organici (biomasse) producono energia. È in gioco il nostro futuro e la salute dell’umanità.
     L’articolo ha partecipato all’edizione 2015 del Newspapergame ed è apparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 5 marzo 2015, p. VI.

     La redazione: Alessia Polimeno, Martina Paradiso, Alessandra Triggiani, Giacomo Bartoli, Luna Guerra, Gaia Carenza, Clara My, Chiara Cellamare, Michele Davide Buonsante, Elisa Perrone, Marco De Santis, Alessandro Petrarolo, Andrea Faraone, Mattia Olivieri, Massimiliano Benvestito, Marialuisa Laviosa, Alessia Blanche Vlora, Martina Polignano, Carola Nardelli, Daniela Minunno, Michele Micunco.

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giovedì 10 settembre 2015

Come scrivere un romanzo dal successo planetario

Recensione: Stefano Calabrese, Anatomia del best seller. Come sono fatti i romanzi di successo, Editori Laterza, Roma–Bari 2015, pp. 181, € 16,00. 
     Possenti volumi di vendita. Fama mondiale. Milioni di copie vendute. Migliaia di citazioni nel quotidiano o in tv. Traduzioni in decine di lingue. Trasposizioni cinematografiche. Abbiamo appena tracciato il profilo del best seller. Ma Stefano Calabrese ne esamina l’anatomia. Egli indaga i motivi dei successi editoriali di proporzioni planetarie.
     L’autore, in qualità di docente di Comunicazione narrativa, possiede tutti gli strumenti investigativi per individuare il modus operandi del best seller globale che, con la serialità di un killer professionista, rapisce milioni di lettori in tutto il mondo.
     Tutto ha origine dall’idea dello scrittore. La sua mente è uno scrigno di fantasia, talvolta ispirata a fatti reali, e lo aiuta a diventare un inventore di storie, vite, mondi. Egli siede nel suo studio e lavora al nuovo manoscritto, probabilmente candidato a diventare il prossimo best seller. Forse entrerà a far parte di quei pochi romanzi diffusi in tutte le librerie del mondo come prodotti di massa e acquistati come beni di prima necessità.
     I clienti si radunano all’ingresso delle grandi librerie formando code interminabili. Attendono l’apertura del negozio per procurarsi l’ultimo successo editoriale. Qual è il segreto di questa ipnosi collettiva? Di certo risiede nel genere di lettura: oggigiorno si cerca la lettura di evasione. Il romanzo, e non il saggio, appaga questo crescente bisogno collocato nella società dell’incertezza, del disorientamento e delle ricorrenti delusioni del sistema.
     Ma non tutti i romanzi vengono ricercati con la medesima avidità. È la promozione che fa la differenza: recensioni sulle testate giornalistiche, radiofoniche e televisive; l’attribuzione di premi nazionali ed internazionali; le classifiche dei libri più venduti. Sono gli strumenti del potere editoriale.
     Nella mente del potenziale lettore si insinua l’idea di dover possedere il libro che ha raggiunto enorme notorietà. I media istigano all’acquisto. La ricca esposizione nel centro commerciale completa l’incantesimo. E quando si giunge all’adattamento cinematografico, chiunque fruisca della visione del film si sentirà in dovere di colmare lo spazio vuoto nella propria biblioteca domestica.
     Anche il web fa convergere l’attenzione verso una determinata opera di narrativa e, con la viralità che caratterizza la rete, sorgono comunità virtuali di fan che onorano romanzo e bestsellerista.
     Ogni libro è un prodotto il cui commercio è alimentato dalla promozione, ma essa è un fattore esterno. È nel cuore del prodotto che risiede il segreto del successo. E se un buon libro è il primo di una trilogia o di una serie, il lettore dovrà desiderare la reitera dell’acquisto. La ricetta della celebrità inizia con una buona intuizione unita alla capacità di scrivere il racconto che noi stessi vorremmo leggere o vedere realizzato in un film.
     Il potenziale best seller deve avere una trama e dei personaggi che siano… Spiacente! Una recensione deve solo innescare la curiosità verso un volume, ma non svelarne il contenuto!

L'articolo fa parte della sezione "Editori Laterza". Potrebbe interessarti anche:
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sabato 5 settembre 2015

Legalità gli italiani la osservino senza discutere

Il senso del dovere salverà la società
La ricetta del lecito è svelata
     Legalità? Se ne parla continuamente e non siamo entusiasti di proseguire questa tradizione, ma poiché non la si mette in pratica ci sentiamo in dovere di svelarvi la ricetta della liceità. È un argomento molto delicato, troppo chiacchierato e troppo poco compreso e praticato. È un concetto che richiama l’idea di agire secondo la legge e con un forte senso del dovere. Evoca e richiama il giusto, ma cade la linea. Viene violata dai politici che dovrebbero essere i primi cittadini a rappresentarla per trasmetterci un esempio civico. Il malcostume nazionale costituisce il grande albero dell’illegalità di cui si sta diffondendo una pericolosa cultura, un circolo vizioso di cui si è artefici, ma ci si proclama vittime innocenti. Sì, vittime dello stesso sistema di cui facciamo parte. È sorprendente il modo in cui ci si adatti al peggio vantandosi della propria furbizia. L’ingiusto procura vantaggi (come superare un concorso con le raccomandazioni), ma comporta la perdita della dignità umana.
     Se l’illegalità è come un albero, tutto ha inizio dal seme delle piccole azioni quotidiane sbagliate che compiamo come fossero la norma. La chiave per contrastare l’illecito esiste.
     La distinzione tra bene e male cominciamo a impararla durante l’infanzia all’interno di due contesti formativi principali: la famiglia e la scuola. I genitori ci infondono la buona educazione, il rispetto verso persone o cose, il senso delle regole, la modestia accompagnata da parsimonia e sobrietà e quel ricco bagaglio di principi e valori in cui credere e per la cui difesa battersi. La scuola è promotrice di cultura e informazione che inducono a maturare una corretta crescita democratica sorretta dall’educazione civica. Nella società le azioni di ciascuno hanno ricadute sulla vita di persone che nemmeno conosciamo, quindi ci toccano scelte responsabili.
     Ora vi salutiamo e torniamo al nostro dovere: i compiti.
     L’articolo ha partecipato all’edizione 2015 del Newspapergame ed è apparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 5 marzo 2015, p. VI.
     La redazione: Alessia Polimeno, Martina Paradiso, Alessandra Triggiani, Giacomo Bartoli, Luna Guerra, Gaia Carenza, Clara My, Chiara Cellamare, Michele Davide Buonsante, Elisa Perrone, Marco De Santis, Alessandro Petrarolo, Andrea Faraone, Mattia Olivieri, Massimiliano Benvestito, Marialuisa Laviosa, Alessia Blanche Vlora, Martina Polignano, Carola Nardelli, Daniela Minunno, Michele Micunco.
Scuola Media “G. Santomauro” A.S. 2014/2015

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martedì 1 settembre 2015

Il tuo volto ricamato a punto croce? Si può

     Un quadro si può personalizzare in molti modi, ma quello che vi presento è indicativo di status elevato.
     Il vostro volto può diventare il prossimo soggetto di un quadro in maniera del tutto nuova: il vostro volto sarà un ricamo. A punto croce.
     Un esempio? Il mio stesso viso.
     È stato possibile grazie al sostanzioso investimento in un software che converte immagini e fotografie in schemi per il punto croce.
     A conversione avvenuta entra in gioco il talento nel maneggiare ago, tela aida e matassine DMC.
     Desideri poter fare lo stesso con una tua foto? Contattaci .

L'articolo fa parte della sezione "Alto punto croce".
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