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domenica 19 novembre 2017

Cinquanta sfumature di abete

“La scorribanda legale” ha la sua Web Tv
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venerdì 17 novembre 2017

Aerosol a ultrasuoni Pic – recensione negativa

     Come si misura l’affidabilità e la serietà di un’azienda?
Aerosol a ultrasuoni Pic
Pollice verso Silvana Calabrese La scorribanda legale     Dal capitale sociale? Dalla fama accumulata entro e oltre le frontiere nazionali? Dalle innovazioni tecnologiche apportate alla propria gamma di prodotti? No, assolutamente no. 
     È il rapporto con il cliente che conta e l’attenzione che gli si dedica in quanto consumatore ed acquirente.
     Un tempo l’aerosol era considerato una gran noia. Gli apparecchi, gli unici in circolazione, erano della vecchia tecnologia a pistoni. Erano rumorosi e non molto veloci. Duravano in eterno, ma non rendevano piacevole la terapia locale delle vie respiratorie.
     Oggi si sono imposti sul mercato gli aerosol ad ultrasuoni e a caratterizzarli vi è la silenziosità unita alla velocità di nebulizzazione. La Pic è quasi leader sul mercato, ma si incorre sempre in una falla. Il reparto qualità dovrebbe iniziare a mettere in discussione se stesso se desidera raggiungere la perfezione.
     Esaminiamo una segnalazione.

Tubo di raccordo Pic
Consumatore
Salve, un mese fa ho acquistato un aerosol ad ultrasuoni Air Project.
Il tubo di raccordo, però, per la sua anatomia mal si presta ad essere adeguatamente pulito, ma soprattutto asciugato. Sarebbe possibile riceverne uno che non abbia insenature (rientranze ondulate) e che sia liscio?
Distinti saluti da un cliente poco soddisfatto del prodotto.

Pic
Buongiorno Signore,
in merito alla sua richiesta la informiamo che data la lunghezza del tubo, un ristagno d’acqua è possibile, la cosa non presenta alcun problema se si sta utilizzando il prodotto quotidianamente (magari durante una terapia, ma nel momento in cui si smette l’utilizzo prima di riporlo si consiglia un lavaggio con acqua, magari calda, di tendere il tubo nella sua lunghezza e di lasciarlo "steso" anche un’intera giornata per dar modo all’acqua di evaporare completamente ed evitare che si formino muffe.
Cordiali Saluti,
Servizio Clienti

Consumatore
Spett.le Servizio Clienti Pic,
Tubo di raccordo Pic con acqua stagnante
La ringrazio per la risposta, ma il procedimento da lei consigliato è ben lungi dal fornirmi una soluzione. L’acqua che ristagna nei meandri del tubo non evapora di certo in una giornata ma occorrono almeno sette giorni affinché ciò avvenga. Come anticipavo nel mio reclamo sarebbe più opportuno un tubo di raccordo liscio a garanzia di igiene e corretta asciugatura. In azienda avete mai fatto delle prove? Cordialmente

Pic
Buongiorno Signore,
In merito alla sua gentile richiesta la informiamo che tutti i tubi degli aerosol sono corrugati.
Accogliamo con grande piacere suggerimenti come quello che ci ha appena trasmesso. Artsana considera importantissima e insostituibile la voce dei Consumatori, dai quali trae ogni giorno idee, indicazioni e, a volte, anche critiche costruttive che diventano spunto di riflessione e stimolo a migliorarsi La sua osservazione è stata condivisa con l’Ufficio "Ricerca e Sviluppo".
Distinti Saluti Servizio Consumatori 

     The end. Sembra un modo diplomatico per mettere a tacere la segnalazione di un cliente che invece avrebbe dovuto essere accolta con grande vigore aziendale. 

giovedì 16 novembre 2017

Il nuovo governo si inaugura sotto i migliori auspici

Un nuovo governo finalmente, speriamo bene (così scrivevo) 
Governi italiani Italia crepata Silvana Calabrese Blog
Dopo le vicissitudini politiche che in breve tempo hanno condensato più storia che in un programma scolastico; dopo un governo caduto; elezioni anticipate; un governo che ha inasprito gli animi; un governo tecnico e l’ingovernabilità, Napolitano incarica Enrico Letta di formare un nuovo governo che si inaugura sotto i migliori auspici. L’elenco dei ministri scelti pare foriero di novità impensate per l’Italia. È scesa l’età media dei parlamentari, un traguardo non indifferente. È un governo misto che raccoglie esponenti del Partito Democratico e del Popolo della Libertà, una formazione operativa che osiamo pronosticare vincente, protesa al dialogo e avente come obiettivo la pronta guarigione del paese. [A due mesi dalle elezioni si schiera ora una squadra composta da 21 promettenti ministri. Per la prima volta fa la sua comparsa un ministro di colore, il medico congolese Cecile Kyenge. È ministro dell’Integrazione. La sua presenza porrà fine (si spera) ai residuali atteggiamenti di insofferenza razziale. Josefa Idem, canoista campionessa olimpica tedesca naturalizzata italiana, si occupa di ciò che le sta a cuore: lo sport e le politiche giovanili.  
A seguire: Alfano all’Interno e vicepremier; Bonino agli Esteri; Saccomanni (direttore della Banca d’Italia) all’Economia; Cancellieri alla Giustizia; Mauro alla Difesa; Giovannini (presidente dell’Istat) al Lavoro; il rettore Carrozza all’Istruzione; Zanonato (Pd) allo Sviluppo economico; Lupi (Pdl) alle Infrastrutture; Orlando (Pd) all’Ambiente; Bray (direttore della Treccani) a Cultura e Turismo, Lorenzin (Pdl) alla Salute; De Girolamo alle Politiche agricole e forestali; Trigilia (Pd) alla Coesione territoriale; Milanesi agli Affari Ue; Delrio agli Affari Regionali; D’Alia alla Pubblica Amministrazione; Franceschini ai Rapporti con il Parlamento; Quagliariello alle Riforme Costituzionali.
Il giuramento è avvenuto secondo una formula pronunciata da tutti i ministri «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Le difficoltà vissute fino ad oggi conferiscono un’aura di sacralità al giuramento. Questa volta andrà mantenuto parola per parola.] Si spera in un governo che dimostri maturità in modo che i cittadini ne divengano onesti emulatori. Ci si augura anche di non avvertire più la pressione di nuove tasse perché esse altro non sono che contributi non volontari. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 maggio 2013, p. 22.

domenica 12 novembre 2017

Da un grande potere derivano grandi responsabilità, vero Rettore?

     Magnifico Rettore Antonio Felice Uricchio,
torno a scriverle, ma per l’ultima volta. Posso solo immaginare il gran sollievo che queste righe le stiano donando. Silvana Calabrese non busserà più alla porta della sua coscienza! Presto o tardi comunque la misteriosa signora coscienza presenta il conto.
Rettorato Uniba Uricchio Spider-man
     Tempo addietro mi concesse gentilmente udienza in merito al mio articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 25 maggio 2015 e rieditato sul blog "La scorribanda legale": “Università. I concorsi, scusanti per assumere raccomandati. Una testimonianza sul perpetuo marciume universitario”. Mi rassicurò molto sapere che aveva già preso dei provvedimenti incaricando una commissione di indagine di far luce sulla situazione vigente nel Dottorato di ricerca da me concluso. In successive e-mail continuò a confermarmi la presenza di commissari al lavoro. Era il 18 settembre del 2015. Esattamente un anno dopo (a seguito di mie sollecitazioni) mi giunse per posta elettronica l’avviso che entro tempi strettissimi la Commissione si sarebbe riunita per il verbale finale. Tuttavia non ero nemmeno stata convocata. Quanto di vero ci sia mai stato intorno a questa misteriosa Commissione di indagine è tutto da appurare o da archiviare come “noncuranza del Rettore”.
     Non mi aspettavo giustizia appellandomi alla sua figura, ma soltanto la dignità di un chiarimento. Me l’ha negata come mai si dovrebbe negare un diritto vitale ad un essere umano. Trovo molto semplice che lei ricopra una posizione di tale rilievo e potere se poi evita le responsabilità che da essa derivano.
     Perfino quando le scrissi della richiesta inqualificabile del suo dipendente V*** R****, il quale desiderava il mio lavoro di ricerca (la vicenda si tradusse poi in articolo: “Giustizieri della notte. Il valore del duro lavoro”), lei mi rispose con nonchalance. È incredibile quanto la gente comune ignori i meccanismi perversi che aleggiano sulle istituzioni pubbliche.
     Tuttavia è mio dovere ringraziarla, anzi sono decisamente in debito con lei per la lezione di vita che mi ha trasferito. Infischiandosene di quanto le accade tra le mura accademiche lei mi ha trasmesso un sommo insegnamento: bisogna imparare a farsi giustizia da soli ovviamente al labile confine tra il lecito e l’illecito, senza invocare un potere superiore. Delineando un bilancio, effettivamente è quasi ciò che ho fatto io, ed è per questo motivo che durante la nostra prima udienza esordii con le testuali parole: «Non sono qui per scusarmi del mio articolo, ma solo per spiegargliene l’origine».
     Se pensa di non gradire queste mie righe, ricordi che c’è sempre qualcosa di peggio come ad esempio la certezza che quanto scritto finirà immediatamente anche sul mio blog!
Non è ripicca, ma solo e soltanto il mio desiderio di non deludere le sue aspettative. Ricorda di aver imbastito un breve rapporto epistolare con una persona alla quale riportò queste esatte parole? «Purtroppo la Calabrese lancia spesso questi blog al punto che è stata da me attivata una commissione su quanto denuncia». L’e-mail è datata 2 novembre 2015. È coeva rispetto alle comunicazioni nei miei confronti, ma totalmente diversa nei toni. Senz’altro dimostra la sua austerità unita a grande maturità.
Antonio Felice Uricchio calunnia Silvana Calabrese

     Per quanto sia sporca, lercia o lurida… questa è la verità.
     Non si scomodi a rispondere, è già tutto sufficientemente chiaro. 
     Silvana Calabrese

venerdì 10 novembre 2017

Il diritto di voto duramente conquistato, ora alle ortiche viene gettato

È come un dono, non ci si può astenere dal riceverlo
La scorribanda legale Silvana Calabrese blog
Il diritto di voto duramente conquistato, ora alle ortiche viene gettato. Le circostanze sono favorevoli alla fioritura di una rima. Siamo stati chiamati al voto in occasione delle elezioni politiche italiane del 2013 per il rinnovo dei due rami del Parlamento italiano (Camera dei deputati e Senato della Repubblica). I media ne parlano in termini di scarsa affluenza, inferiore rispetto ad altri eventi elettorali. L’esercizio del voto non è solo un diritto, ma costituisce un dovere che investe i cittadini. L’astensione dallo stesso, anche se mossa da un crollo di fiducia nel sistema peninsulare già affetto da numerose vicissitudini, non trova giustificazioni e anzi rappresenta un danno per i rinunciatari. Si sente spesso asserire che il vero fallimento risieda nella rinuncia e in effetti l’assunto è inconfutabile. Mentre un concreto deperimento lo ha subito l’espressione «Italia: bel paese». Con chiarezza interviene la Costituzione, in vigore dal 1948, che nei primi commi dell’art. 48 sancisce e garantisce che «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico». Il popolo è stanco della realtà attuale accompagnata da una politica lontana dal vissuto dei cittadini. Questo però è un alibi, scusante dell’assenteismo (probabile riflesso del comportamento dei parlamentari). Per suffragare il mio assunto citerò i referendum abrogativi del 2005, distinti in 4 quesiti sulla legge n. 40 del 19.02.2004 «Norme in materia di procreazione medicalmente assistita». Si tennero il 12 e 13 giugno 2005 e non raggiunsero il quorum. È nitido il ricordo di quelle mattine di sole. Mi recai alle urne e poi in spiaggia. Ossia anteposi il dovere al piacere. Ma in troppi assunsero un comportamento divergente rispetto al mio: donne biologicamente improduttive o già madri; uomini; ragazzi/e che non avevano compreso il peso della scelta. Il voto è necessario anche quando il suo esito non ci tange in prima persona. Ma questo discorso deraglia ora verso ciò che diamo per scontato, ovvero il modo ispido col quale siamo giunti a conquistare questo nostro diritto. Il suffragio universale venne istituito dopo la II guerra mondiale. Precedentemente, nell’età giolittiana, definita epoca di riforme, si previde il suffragio universale maschile nel 1912: per la prima volta in Italia il diritto di voto veniva allargato a tutta la popolazione maschile al di sopra dei 21 anni, indipendentemente dal reddito degli elettori, purché sapessero leggere e scrivere e avessero adempiuto agli obblighi del servizio militare. Rimaneva l’esclusione degli analfabeti, che potevano accedere al voto solo dopo aver compiuto i 30 anni, e delle donne alle quali il voto fu riconosciuto nel 1946. Un diritto è come un dono: non ci si dovrebbe astenere mai dal riceverlo. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 27 febbraio 2013, p. 32.

martedì 7 novembre 2017

Andare in bicicletta è la cosa più energizzante

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sabato 4 novembre 2017

Pensare la vita di Francesco Bellino

     Recensione: Francesco Bellino, Pensare la vita. Bioetica e nuove prospettive euristiche, Cacucci Editore, Bari 2013, pp. 398.
     In tempi incerti e complessi, occorre Pensare la vita. Il progresso ci ha consentito di scalare vette imponenti in ogni ambito, di raggiungere la dimensione immensa del cosmo e quella infinitesimale delle nanotecnologie. Tramite queste conquiste, il genere umano ha espresso potere, dissipandone una gran mole.
Francesco Bellino Pensare la vita Silvana Calabrese     Il potere presenta aspetti ignoti a chi da esso si lascia irretire: corrode l’integrità morale; disperde alcune certezze sostituendole con altre fittizie; comporta la perdita del potere di controllarlo, un aspetto paradossale ma inconfutabile.
     Cambiamenti radicali hanno coinvolto l’uomo che al tempo stesso è vittima ed aguzzino di se stesso.
A fronte delle minacce di morte nucleare ed ecologica alle quali siamo costantemente sottoposti, l’ebbrezza del progresso ha ceduto il posto ad antiche questioni filosofiche.
     Gli sconvolgimenti climatici di cui l’umanità è artefice potrebbero portare ogni forma di vita al crepuscolo. Per invertire la rotta occorre un serio impegno individuale che ci induca a varcare la soglia delle nostre certezze per protendere lo sguardo su una realtà ben più estesa: l’universo vitale all’interno del quale ogni danno cagionato su scala ridotta vedrà il suo effetto nettamente amplificato, spesso irreparabilmente. Tutto questo può tradursi in un semplice lemma: consapevolezza, la consapevolezza che ciò che accade a mille miglia da noi ci riguarda tanto quanto una ferita purulenta sul nostro corpo.
     C’è un vuoto intorno a noi, ma non è individuabile poiché colmato dalla sostituzione del valore col prezzo e dei valori con la materialità. Si tratta di una grave frattura morale che, se impiegassimo il gergo medico, definiremmo scomposta. Prendere coscienza dell’esistenza di tale frattura potrebbe liberare un profondo senso di angoscia e, al tempo stesso, portarci a riconoscere i problemi che ci sommergono. È proprio questo il primo step per un nuovo inizio, per nuovi ripensamenti sul cammino dell’umanità.
copertina Lettera Internazionale 118 Silvana Calabrese
     Si sta imponendo la necessità di sostituire alla volontà di potere la volontà di empatia.
     Alla convinzione di detenere potere corrisponde un’enorme e consolidata fragilità dell’io che viene placata dall’uso di antidepressivi e di ansiolitici. Allo stesso tempo, gli individui non avvertono la scintilla vitale e la ricercano in stimoli sempre più forti all’interno di una società anestetizzata. Soffriamo di malattie dell’anima: ne allontaniamo i sintomi assumendo farmaci dell’anima. La vera cura risiede nell’affrontare i meandri dell’animo con un’introspezione vigile.
     La nostra missione non è quella di cambiare il mondo nella sua immensità, ciò non solo è velleitario ma anche sbagliato. L’unica via percorribile ce la segnala Epitteto, il quale insegnava che si deve cambiare il mondo quotidianamente a partire dalle proprie singole azioni.
     Numerosi sono gli elementi che occorre ripensare e riconsiderare alla luce degli errori commessi e di una visione prospettica da coltivare. Ad esempio, la felicità che ci affanniamo a ricercare ed inseguire come fine della nostra vita e del nostro agire; quella stessa felicità che sovente rischia di non essere il risultato della nostra arte di vivere, bensì il prodotto di fattori esterni, non è un punto di approdo. È uno stato d’animo temporaneo di cui gioire secondo la logica del carpe diem. Non è perenne e non si ripete a intervalli regolari. 
     La recensione è apparsa su «Lettera Internazionale», Rivista trimestrale europea, Edizione italiana, IV trimestre 2013 N. 118, Arti Grafiche La Moderna, Roma 2014, p. 56.

mercoledì 1 novembre 2017

Intagli di frutta e verdura. Koala con kiwi

Decorazioni con i prodotti della natura: 
cucciolo di Koala con kiwi
Intagli di frutta e verdura. Koala con kiwi

L'articolo fa parte della sezione "Intagli di frutta e verdura"
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domenica 29 ottobre 2017

Lettera a un figlio mai nato

Silvana Calabrese bambina
Silvana Calabrese     Ti immagino come se tu fossi accanto a me capace di comprendere, ma soprattutto di ascoltare. Tu non appartieni a questo mondo e ciò ti rende in grado di guardare le cose da altre prospettive, senza influenze, senza delusioni. Tu sei il figlio/a che non ho mai messo al mondo… e nemmeno concepito, intendiamoci! Però ti voglio scrivere, sento di doverti almeno questo dato che comincio a credere che non ti darò mai alla luce. Non mi piace questa società e perdonami se mi arrogo il diritto di scegliere per te. 
     Ti scrivo qualche riga così almeno saprò che abbiamo avuto un legame. Aspettative, speranze, ammonizioni e anche come ti avrei immaginato. Per prima cosa ti avrei preferito maschio, perché è una balla quella della parità dei sessi. Tra uomo e donna c’è una disparità insanabile e le donne non godranno mai del rispetto che meritano sul nostro pianeta.
     Ti avrei voluto forte e determinato, proprio come me, ma decisamente meno sensibile. Per il tuo avvenire avrei gradito una società caratterizzata dal rispetto per il prossimo e dall’immedesimazione. In merito alle amicizie, avrei voluto che tu provassi la gioia di una risata spontanea con amici sinceri. È questo il dono più grande dell’amicizia vera che fa tanto bene alla psiche e al sistema immunitario.
Sarebbe stato bello vederti crescere in compagnia di un forte entusiasmo perché esso è il motore trainante della società ed è anche ciò che le manca.
     Al tuo fianco, per la vita, avrei voluto un partner che ti completi. Uomo o donna, non ha alcuna importanza, l’omofobia deve finire.
     Mi sarebbe piaciuto guardarti negli occhi intravedendo in essi una parte di me, quella migliore, unita al tuo spirito serio, allegro e dinamico, ma anche onesto e generoso.
     Avrei voluto stringerti tra le braccia sapendo che l’unico vero e significativo segno del mio passaggio sulla Terra sei tu e soltanto tu. Perché solo tu avresti potuto perpetuare il mio lavoro portando in dote un pizzico della mia essenza e trasmettendola ai tuoi figli.
     È assurdo che io scriva proprio a te che nemmeno esisti? Non lo so, ma sono certa che a te piacerebbe leggere le mie parole perché tu saresti gentile, educato e disponibile al dialogo e all’ascolto.
     Per te vorrei solo e soltanto il meglio insieme a ciò che mi è mancato nella vita. 
     Ovunque tu sia, sappi che ti avrei amato tanto. 

giovedì 26 ottobre 2017

Ritratti di famiglia e infanzia

     Recensione: Giovanna Da Molin (a cura di), Ritratti di famiglia e infanzia. Modelli differenziali nella società del passato, Cacucci Editore, Bari 2011, pp. 205.
     Breve e loquace nello stesso tempo. Si tratta del titolo di un testo, in questo caso l’allusione immediata è al ritratto, quello strumento personale o artistico che dona eternità a persone, oggetti, contesti. L’opera ci permetterà di recuperare le istantanee della società del passato, anzi i ritratti di famiglia e infanzia. Un ritratto possiede un’aura differente rispetto alla fotografia. Ogni pennellata, ciascuna sfumatura e ciascun gioco di luci e ombre sono ponderati dal pittore, attraversano il tempo e giungono fino all’osservatore odierno che dovrà dimostrare pazienza e sensibilità per poter cogliere ognuna di quelle tinte. Ci sono molti modi di osservare le tracce del passato rispettando il criterio della contestualizzazione e dell’avalutatività.
     Famiglia e infanzia sono interconnessi. La famiglia rappresenta la cellula più piccola della società, in genere è composta da genitori e figli e dunque costituisce la culla dell’infanzia. La famiglia odierna è caratterizzata da una fragilità, che spesso la interrompe, e da nuove forme come le convivenze. Dal volume emerge un preciso senso ed un’immagine della famiglia e dell’infanzia. Ma a quale tipo di infanzia siamo abituati? L’infante odierno vive circondato da cure, affetti ed eccessi. Nel 2007 in Italia sono state riproposte le ruote dei trovatelli, ma questa è una realtà che affonda le sue radici nei secoli dell’età moderna. Il sentimento dell’infanzia nasce in condizioni demografiche sfavorevoli caratterizzate da elevata natalità e mortalità che falcidiava i piccoli nei primi anni di vita rendendo difficile il raggiungimento del quinto anno d’età. La storia della famiglia ha subito notevoli trasformazioni nel corso dei secoli, mutamenti di forma, struttura, funzioni e valori, e gli scavi archivistici ci restituiscono una visione parziale delle epoche passate.
Giovanna da Molin ritratti di famiglia e infanzia Silvana Calabrese     Uno dei capitoli di storia moderna tra i più toccanti e, paradossalmente, tra i più floridi per gli studiosi è quello dell’infanzia abbandonata con le sue innumerevoli tracce. Un ambito altrimenti inesplorabile se considerassimo il fanciullo all’interno del nucleo familiare. L’abbandono dei bambini era un fenomeno dai connotati allarmanti dettato da condizioni di miseria o dal disonore laddove le origini fossero state illegittime. L’istituzione della ruota, posta all’esterno di brefotrofi e orfanotrofi, fu l’unica possibilità di sopravvivenza per i figli non voluti che insieme avrebbero condiviso lo svantaggio della censura delle proprie origini e una vita insieme a numerosi orfani ed esposti.
     Il saggio di Angelo Bianchi, Famiglie povere nella Milano della Restaurazione. Note su assistenza agli orfani e condizione vedovile, propone un’analisi dei fascicoli relativi all’infanzia e alla gioventù orfana di Milano alla scoperta di giornate, mesi, anni di permanenza in istituto tra carriera scolastica e avviamento al lavoro. È emerso che venivano ceduti all’orfanotrofio nella maggior parte dei casi gli orfani di padre perché nel nucleo, venuta a mancare la figura di riferimento reddituale, la situazione economica subiva un tracollo con rotta verso l’indigenza.
     Un tema attuale osservato in prospettiva storica è invece quello trattato nel contributo Fanciulle violate: i processi criminali a Bari nel XIX secolo. Il Tribunale, per mezzo delle deposizioni nei verbali dei processi, si erge a luogo in cui persone di ogni ceto hanno potuto imprimere nella storia parte delle loro azioni quotidiane. I delicta carnis, ovvero i reati sessuali dovevano però fronteggiare l’inossidabile paratia di omertà comprensibile se contestualizzata: le vicende di abusi si collocano sullo sfondo di una società incentrata sulla tutela dell’onore e sulla verginità prematrimoniale. Dall’analisi dei processi istruiti presso la Corte di Assise di Bari si evincerà il ruolo dell’infanzia nella società ottocentesca unita ai rapporti interpersonali tra familiari, coniugi e alle possibili reazioni popolari alla notizia di uno stupro. Spesso il carnefice vive nella stessa abitazione della vittima, dunque la violenza diviene domestica e talvolta sconfina nell’uxoricidio con il medesimo denominatore della società attuale: l’inesistenza di distinzioni culturali, economiche o anagrafiche.
     Ad allestire il teatro di un abuso minorile erano proprio le condizioni di vita infantile, sempre tanto vulnerabile alla premeditazione o al raptus di un malintenzionato.
     Rossella Del Prete esamina l’articolazione socio–professionale della famiglia dei musicisti a Napoli in età moderna perché il nucleo familiare di appartenenza ha un preciso rilievo nella formazione del musicista. Sorse l’educazione musicale volta ad inserirsi nella formazione dell’uomo comune dato che la richiesta di musica coinvolse anche gli usi profani ed il mondo cristiano. Ma all’infanzia abbandonata nei conservatori toccò un aspetto poco gratificante dell’istruzione musicale: è il caso degli eunuchi, castrati in età prepuberale al fine di sfruttare le particolari doti vocali dei bambini conservandone il timbro dolce ed acuto.
L'Aquilone Daniele Giancane Silvana Calabrese     Annamaria de Pinto presenta Reclusione e malattia nel Real Ospizio di Giovinazzo nell’Ottocento sottolineando le precarie condizioni in cui versavano i reclusi negli istituti assistenziali del Regno di Napoli. Alla premura pedagogica volta a formare buoni e onesti cittadini si contrappone un’alimentazione scarsa e inadeguata. Si pensi che una bevanda usuale per l’epoca era il vino come surrogato dell’acqua in genere non potabile. Scarsa l’igiene, per nulla arieggiati e luminosi gli ambienti quali il dormitorio: questi sono alcuni dei fattori causa dell’insorgenza di malattie letali.
     L’inserimento attivo nel mondo del lavoro in età moderna ha da sempre costituito una premura finalizzata a non vanificare gli sforzi dell’istituto assistenziale che si occupava dei piccoli orfani ed esposti. Le macchine assistenziali avevano il compito di indirizzare la frangia più fragile dell’infanzia verso un destino sociale proteso al miglioramento. Lo dimostra Maria Federighi nel saggio Dentro e fuori le mura. Assistenza e formazione al lavoro dei fanciulli nella Pia Casa di Beneficenza di Lucca nell’Ottocento. Il lavoro si prospetta come strumento disciplinare e di controllo sociale e di prevenzione di episodi di devianza. L’opera di scavo archivistico ci regala documenti che hanno il pregio di suscitare commozione in chi li studia, come si desume dalla storia di un orfano di ambo i genitori, allevato in istituto, avviato al lavoro e divenuto benestante e che all’apice della sua carriera professionale effettua una donazione corredata da una lettera in cui esprime gratitudine verso l’istituto che gli ha fornito aiuto nel momento di estremo bisogno.
     Carla Ge Rondi delinea la Vita in famiglia in due comunità del territorio pavese agli inizi dell’Ottocento, Voghera e Vigevano che ricalcano il modello familiare presente nella penisola: famiglia nucleare composta da genitori e figli. Marcata è la presenza di vedove rispetto ai vedovi a Voghera, mentre opposto è il trend di Vigevano. L’autrice si interroga sui fattori che spieghino tale differenza come il ritorno di una vedova presso la famiglia d’origine e la propensione o meno a contrarre le seconde nozze da parte dei vedovi di Vigevano.
     Silvana Raffaele pizzica le sottili corde delle Strategie matrimoniali e patrimoniali. Dinamiche familiari nella Sicilia moderna: monaci, suore, cavalieri e «maritati». Si tratta di famiglie aristocratiche le cui azioni risentono delle formule riconducibili alla gestione del potere e alla conservazione del patrimonio. La successione ereditaria seguiva pedissequamente l’ordine di genitura in linea maschile. Spesso le figlie, per non disperdere il patrimonio, venivano destinate alla monacazione priva di vocazione, ma in altri casi almeno la primogenita poteva maritarsi, previa concessione della dote, imbastendo così dei legami di parentela con altre famiglie.
     Flores Reggiani illustra La costruzione dell’identità sociale degli esposti bollati come malavitosi in potenza. Eppure la loro vita in ospizio era orientata a una rigida disciplina per la quale l’inosservanza di una norma prevedeva una punizione severa.
     Raffaella Salvemini spiega La gestione delle Annunziate in età moderna: il caso di Aversa e Cosenza. A fronte di rendite scarse si prospettava una notevole difficoltà nella gestione delle opere pie spesso anticamere della morte per i piccoli trovatelli. La ripercussione immediata riguarda la condizione dei projetti. Numerosi sono i casi in cui mancano i registri relativi alla gestione degli istituti, si tratta di una situazione frutto di negligenza che è stata rilevata dalle inchieste del tempo e negativamente giudicata da ispettori incaricati di stilare delle relazioni sugli esposti.
     In un’indagine multiscopo dell’Istat sugli aspetti della vita quotidiana, datata 2010, ho constatato che la disoccupazione rappresenta uno dei maggiori problemi nel novero di quelli percepiti dai cittadini italiani. La disoccupazione equivale all’assenza di lavoro.
     Dal volume ho potuto desumere l’accezione che il lavoro aveva nei secoli dell’età moderna.
     Se dovessi attribuire un aggettivo a lavoro, sceglierei precoce. Specialmente nelle famiglie di addetti all’agricoltura i figli maschi erano considerati forza–lavoro.
     Prendendo in esame gli studi condotti sugli istituti assistenziali emerge che:
-          l’avviamento professionale era una premura al fine di non vanificare gli sforzi dell’istituto;
-          l’occupazione manuale era uno strumento disciplinare, scandiva le giornate bandendo i possibili disordini legati all’inoperosità (all’interno dell’istituto);
-          il lavoro era uno strumento di controllo sociale proteso a evitare manifestazioni di devianza e di marginalità (nella società);
-          l’esercizio di una professione fin dalla giovane età rappresentava un’opportunità di socializzazione al di fuori dell’istituto. Ad esempio avveniva un’integrazione del giovane con il nucleo familiare del datore;
-          il lavoro rappresentava altresì un elemento che rendeva possibile un’elevata realizzazione personale come testimoniato dalla lettera di ringraziamento dell’industriale ex ricoverato nella Pia Casa di Beneficenza di Lucca, Umberto Asciutti, orfano di ambo i genitori (pp. 108–109);
-          vi sono anche casi in cui il lavoro poteva tramutarsi in anticamera della morte come recita la descrizione della disgrazia avvenuta all’orfano di padre Stefano Francescani, deceduto all’età di 14 anni per essere caduto, nella bottega del fabbro ferraio, su di un ferro che gli ha trapassato la mascella esponendolo al tetano (pp. 105–106). Questo episodio si colloca tra le pagine più toccanti dell’infanzia moderna: quella abbandonata e quella orfana


     La recensione è apparsa su «L’Aquilone», Rivista di letteratura giovanile, anno 2012, N. 7, Mario Adda Editore, Bari 2012, pp. 74–78.

lunedì 23 ottobre 2017

Fumare sul bus Amtab o pestare l’autista

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venerdì 20 ottobre 2017

Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna Intervista a Silvana Calabrese

     Come nasce il libro?  “Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna” nasce da un’accurata meditazione. Volevo cimentarmi in un nuovo progetto e dal momento che l’editoria trabocca di testi, risulta spesso complicato maturare un argomento che possa definirsi “nuovo”. Così ho pensato di adottare uno stratagemma vincente: mettermi in comunicazione con la parte più autentica di me, il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza. Sono momenti della vita in cui ci troviamo a stretto contatto con la leggerezza e la gioia di vivere. E mi sono ricordata del preciso istante in cui ho vissuto lo sbarco sulla Luna, fu in occasione della celebrazione del trentesimo anniversario.
     Il tema principale? I miei libri sono diversi tra loro, ma li accomuna il tema del viaggio. In questo caso è il viaggio interstellare che ha affascinato intere generazioni. Tutti scrutiamo il cielo in varie occasioni: da casa, in campagna, al mare, negli osservatori. Poi il genere umano ha raggiunto l’ambizione di esplorare personalmente il cosmo e facemmo il nostro ingresso in una nuova era.
     L’opera intende fornire uno spaccato cronologico della corsa alla conquista dello spazio. Pur riportando l’acceso dibattito tra detrattori e fedeli sostenitori della veridicità dell’allunaggio, come sempre non mi schiero.
     A chi è diretto? A chi si fermò a provare un brivido misterioso dinnanzi a quello che il tubo catodico stava mostrando la notte del 21 luglio del 1969. A chi non si stanca mai di rilevare i particolari grafici e le incongruenze. A chi ricorda la frase riportata sulla locandina del film Capricorn One: «Sareste scioccati nello scoprire che il più grande evento della nostra storia contemporanea forse non è accaduto affatto?». A chi ha voglia di sapere cosa hanno scritto in proposito Von Braun, Alberto Moravia, Eugenio Montale, Dino Buzzati, Oriana Fallaci, Giorgio Bocca, etc.
     Il regalo perfetto per? Può leggerlo chiunque. È un antidoto alla noia, magari a quel tedio estivo che colpisce gli scolari in vacanza. È perfetto per chi ha voglia di “staccare la spina” dagli impegni quotidiani e trovare una manciata di magia nel fascino legato ad alcuni aspetti:
- La più grande avventura umana e la più grande diretta televisiva di tutti i tempi.
- L’emozionante coronamento di uno dei sogni dell’umanità: mandare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra.
- Il contesto storico che fa da sfondo allo sbarco sulla Luna.
- L’avvincente rilettura di giornali e riviste dell’epoca.
- I tratti enigmatici degli sbarchi sulla Luna.
- Un’appendice fotografica che esalta le tappe tecnologiche e storiche raggiunte dall’umanità.
     Il messaggio che vuole lasciare/lanciare? Lasciare un messaggio è rischioso perché potrebbe non coglierlo mai nessuno.
     Lanciare un messaggio è ugualmente rischioso perché potrebbe raggiungere la velocità di fuga e disperdersi lontano, troppo lontano!
     Il messaggio del libro lo voglio scagliare contro i lettori, affinché avvertano una scossa che li induca a ragionare quando osservano un evento e non a credere a tutto quello che vien loro propinato.      Devono prestare attenzione anche a non incorrere nell’errore opposto, ovvero sbugiardare (senza basi teorico-dialettiche) ogni evento.
     Il libro che avrebbe voluto scrivere? La scrittura di questo libro mi ha indotta a capire che è necessario approdare nel XXI secolo concretamente. Occorre poter veicolare contenuti in ogni parte del globo. La lingua che lo permette è l’inglese. Prossimamente credo che curerò il progetto di tradurre libri. Per ora sono al primo step: ho inserito un capitolo interamente in inglese. È una cosa utile per varcare le frontiere geografiche e mentali. E si è già rivelato un indispensabile strumento per i ragazzi che a scuola hanno condotto delle ricerche in inglese sull’allunaggio.
     Il libro guida? Nutro la mia mente con numerosissime letture e considero i libri utili sia quando incontrano il mio consenso che quando lo deragliano. Sostengo questo perché il libro è sempre una fonte di spunti, siano essi critici o istruttivi.
     La copertina preferita? Di sicuro adoro le entusiasmanti possibilità creative offerte, o meglio, realizzabili per merito di sofisticati software. Però quella che ho prodotto per “Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna” mi soddisfa molto.
     Il libro che sta leggendo? Ho terminato la lettura di un testo relativo ad un periodo vissuto in età adolescenziale, un libro di memorie inedito (e che tale rimarrà). È stata una catarsi rileggere ed assorbire le note di positività di cui quel testo è pregno. Sono stata in grado di trasformare la mia permanenza in un centro sportivo estivo (il Green Park) in qualcosa che tramanderò ai miei figli e nipoti. 
     La frase regalo per i lettori. Promettiamo a noi stessi di non diventare mai degli “ignoranti con la laurea”. Informiamoci e interroghiamoci con consapevolezza sugli eventi che ci circondano.
Silvana Calabrese Theatrum mundi. Sbarco sulla Luna


martedì 17 ottobre 2017

Intagli di frutta e verdura. Mela addenta il coltello

Decorazioni con i prodotti della natura:
la mela addenta il coltello 
Fin dai tempi della genesi, la mela è considerata il frutto della conoscenza (nonché frutto proibito). La mela è anche pregna di saggezza. Infatti in un contesto sociale in cui le opportunità di realizzazione scarseggiano, la mela è pronta a sussurrarti che è il caso di tenere duro e non mollare. 
La povera mela nell’immagine sta per essere affettata, ma non si arrende, lotta per la sopravvivenza e addenta il coltello. 
Intagli frutta e verdura Mela addenta coltello Silvana Calabrese - Blog

L'articolo fa parte della sezione "Intagli di frutta e verdura"
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