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sabato 23 settembre 2017

La cultura della vita. Seconda indagine sociodemografica sui giovani

     Recensione: Giovanna Da Molin – Biagio Moretti, La cultura della vita. Seconda indagine sociodemografica sui giovani, Cacucci Editore, Bari 2011, pp. 219.
     Adolescenza, ricerca della propria personalità, sviluppo dell’identità, senso di appartenenza al gruppo, accettazione nel gruppo, emulazione tra coetanei, sono dinamiche tipiche delle fasi evolutive che l’individuo attraversa nel corso della sua vita. Si tratta di elementi che rientrano nella normalità se non fosse che spesso gli atteggiamenti giovanili convergono verso l’assunzione di comportamenti a rischio per la propria e l’altrui incolumità. Comportamenti irresponsabili come porsi alla guida di una vettura al termine di una serata in discoteca con consumazione alcolica al seguito conferisce al Paese il primato della vergogna e delle premature vite stroncate da incidenti automobilistici, la cui funesta notizia giunge di domenica mattina. Per limitare ancor prima di porre fine a tutto questo, nasce la Fondazione “Ciao Vinny”. Fu istituita nel 2002 dopo la scomparsa di Vincenzo Moretti dovuta a un incidente del sabato sera. Affinché la dipartita di Vincenzo non sia vana, affinché il suo ricordo rimanga impresso tra i più giovani è stato avviato il progetto La cultura della vita con l’obiettivo di trasmettere il messaggio del divertimento consapevole dei limiti oltre i quali vi è l’eccesso e più spesso la fine precoce di una vita.
La cultura della vita
     I giovani, con il loro futuro incerto, rappresentano il futuro stesso della società. Da questo assunto emerge la necessità di comprendere l’universo giovanile, le sue problematiche tipiche, il suo codice comportamentale al fine di avviare strategie educative ed informative volte a minimizzare i rischi che attentano alla loro vita. Troppo spesso data per scontata, La cultura della vita va diffusa, interiorizzata, divulgata, custodita gelosamente e generosamente elargita.
     L’opera vaglia gli stili di vita degli studenti frequentanti l’ultimo anno di scuola superiore, si occupa di constatarne le opinioni in merito ad eventi d’attualità e le conoscenze da loro detenute circa gli aspetti sanitari. I ragazzi rappresentano lo specchio della società e le indagini sociodemografiche la superficie speculare che li riflette nell’atto di transizione all’età adulta.
     Gli autori scandaglieranno Opinioni e stili di vita delle matricole dell’Università di Bari per ottenere una “veduta aerea” della condizione giovanile individuandone i modelli di comportamento, il rapporto con la salute, l’impiego dei mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie, ma soprattutto il piano dell’opera è quello di individuare gli aspetti peculiari dell’utilizzo del tempo libero dalla pratica sportiva, sana finché non degenera in estrema, all’ormai diffusa abitudine del divertimento notturno in un luogo divenuto emblema della gioventù: la discoteca.
     Molteplici sono gli allarmi sociali così come multisfaccettate sono le forme di violenza nella società contemporanea. Il capitolo I giovani e la cultura della non violenza ne analizzerà gli aspetti espliciti, trasmessi quotidianamente in mondovisione, e quelli sommersi, taciuti dalla vittima che trova nella paura un deterrente alla volontà di denunciare un episodio di violenza. Carente e poco radicata è la cultura della legalità poiché marcata è la mancanza di fiducia nel sistema giudiziario italiano. Il campione di intervistati dovrà esprimere la propria percezione della violenza e proporre le possibili strategie preventive da mettere in atto per arginare i comportamenti devianti che rappresentano un costo economico sul piano sanitario, ma anche legale, professionale e produttivo.
     La cellula fondamentale della società, la famiglia, che nasce dall’incontro tra estranei, ha subito notevoli trasformazioni a carico della sua struttura e della sua composizione. Matrimonio, famiglia e figli: fra tradizione e nuovi modelli si occupa di indagare sulla percezione del significato di unione, coppia, alla luce di una duplice tendenza: il calo della nuzialità e l’incremento di separazioni e divorzi. L’analisi ha per oggetto la sfera onirica dei giovani, il campo della loro progettualità in vista del futuro. Non solo la famiglia ha vissuto dei mutamenti, ma anche il concetto di giovinezza è cambiato. Oggi si accompagna a “lunga”. La “giovinezza lunga” o “sindrome del ritardo” consiste nel dilatare i tempi di convivenza con il nucleo familiare originario. Le motivazioni di tale scelta sono da ricercarsi nel contesto sociale in cui i tempi dedicati alla formazione sono nettamente più ampi che in passato, di conseguenza si instaura negli individui, non più esattamente giovani, il desiderio di veder realizzate precise ambizioni professionali, cosa che prolunga la permanenza con la famiglia d’origine. Inoltre la realizzazione professionale è divenuta un aspetto inalienabile dell’identità femminile che mal si coniuga con l’orologio biologico delle donne. Il mancato o tardivo raggiungimento di stabilità economica priva di sicurezza chiunque intenda metter su famiglia e alloggiare in un nuovo appartamento. In questi passaggi si colloca la preoccupante riduzione della natalità. Sul banco degli imputati si trova anche la famiglia contemporanea, accusata di eccessiva accondiscendenza, assenza di obblighi è concessione di ampie libertà verso i figli.
     È inevitabile affrontare la tematica Fumo e alcol: tra uso e abuso. Avvertiti nella maggior parte dei casi come forme di evasione e di socializzazione, il fumo di tabacco si accompagna al consumo di alcolici e superalcolici. Si tratta di un’abitudine che ha raggiunto un livello elevato, ma che ancora permette uno spiraglio d’azione verso interventi rivolti a rettificare abitudini tutt’altro che salutari. Considerati riti di iniziazione alla vita adulta, bere e fumare hanno assistito ad un abbassamento considerevole della soglia anagrafica in cui si comincia ad assumere un comportamento che diverrà stabile nel tempo. La buona conoscenza dei danni provocati dal fumo sembra quasi un elemento utile a sdrammatizzare la triste realtà dell’universo dei fumatori. Allarmante è l’attribuzione, alle bevande alcoliche, di effetti benefici di cui non godono. I giovani trascurano il pericolo maggiore di tali rituali: la dipendenza inestirpabile. 
     Giovani e salute prende in esame il rapporto che i giovani hanno con la loro salute, con i servizi medico–sanitari e il livello di informazione rispetto ad alcune patologie quali rosolia, Papilloma virus, influenza suina, Aids. La cura verso la propria salute si attesta su un livello discreto, ma induce alla riflessione la frequenza con cui ci si sottopone al check–up ematochimico annualmente, abitudine che si associa alla possibilità di prevenire l’insorgenza di malattie. Il ricorso massiccio all’acquisto di “pillole del giorno dopo” unito al considerarle un metodo contraccettivo preventivo, e non estremo, dimostra quanto scarna sia l’educazione sessuale, spesso desunta da fonti inaffidabili. 
     I destinatari del libro sono tutti coloro i quali si impegneranno nella lettura attenta e scrupolosa dei fenomeni che ci riguardano da vicino. I riceventi sono coloro i quali adempiono al compito di formare ed educare. Il testo è indirizzato a chi è a capo di istituti governativi, ma anche ai medici, ai docenti, ai genitori, affinché comprendano il codice comunicativo e comportamentale dei figli e fungano per loro da valida guida. Infine l’opera è rivolta ai giovani stessi perché riflettano sulla loro vita vulnerabile, sui loro sogni da concretizzare, sull’intero apparato di valori che oggi appare troppo sfuocato. L’efficacia di un messaggio si misura all’arrivo: se i ragazzi verranno lambiti dal contenuto dell’indagine allora nutriranno un’ardente volontà di iniziare a vedere ogni cosa con nitidezza. 

mercoledì 20 settembre 2017

Una vera recensione è cosa rara

Calabrese Silvana
     Nelle scuole superiori insegnano cos’è una recensione, ma si è troppo giovani per comprendere l’importanza di una recensione ben fatta. Poi qualcuno diventa giornalista e recensore, ha un lavoro che nessuno può strappargli via e si mette a scrivere recensioni pessime. I professionisti del settore spesso si lasciano sfuggire il trucco: leggere un libro interamente per recensirlo è una follia ed anche stancante, dunque si osserva la copertina, la quarta di copertina, qualche cenno biografico dell’autore e si comincia a scrivere mettendo insieme i pezzi, spesso copiandoli spudoratamente dalle informazioni raccolte. E il gioco è fatto. Ma chiunque legga l’articolo si accorge che non è genuino e che non porta in dote nulla. Quel professionista non ha svolto un lavoro di qualità e non v’è valore aggiunto in quello che ha scritto. Ha concretizzato una scadente attività di divulgazione.
     Il mio modo di lavorare è diverso ed autori ed editori se ne accorgono immediatamente. Recensisco rigorosamente libri di saggistica poiché in linea con la condotta editoriale de La scorribanda legale. La tempestività è fondamentale nello stilare una recensione dopo aver ricevuto il testo ed è vero che non si può leggere accuratamente l’opera, ma non per questo si deve scrivere senza alcun criterio o affinità con il libro.
Silvana Calabrese fumetto
     La lettura dell’indice è propedeutica alla scrittura di un articolo che abbia del vero. Poi ci si deve soffermare sui punti critici dell’opera per comprendere a fondo quello che l’autore intendeva trasferire al suo pubblico di lettori. Si deve riuscire a carpire la precisione dei contenuti di chi ha scritto il libro. I contenuti stessi devono emergere nel pezzo che compare sulla carta stampata o sulle testate on-line.
     L’autore si prefigura i propri lettori ideali; attraverso un background culturale e nuove ricerche stila un testo che può diventare una guida o un manuale; poi lo dà alle stampe e spetta al recensore rendergli giustizia.
     C’è un altro elemento che mi rende diversa da un tradizionale professionista. La scelta dei testi da recensire e ai quali conferire visibilità. Quella scelta è mia e non lascio mai che sia dettata da fittizie classifiche editoriali. Miro all’eterogeneità dei contenuti, punto a una varietà di tematiche affrontate da chi ha passione pura per l’informazione. Restituisco colore all’intera gamma della conoscenza. 
     In seguito raccolgo le opinioni dei lettori delle mie recensioni. Si stupiscono che il panorama editoriale possedesse delle opere così straordinarie eppure sepolte nell’ombra dei cosiddetti bestseller. Ecco un modo per fare la differenza.

giovedì 14 settembre 2017

Il problema delle polveri sottili a Milano e in Italia

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lunedì 11 settembre 2017

Indovinello. Sfrutta risorse ed è una risorsa: la popolazione

Facciamo in modo che il pianeta sia abitabile ancora per un po’ 
Il boom demografico ha sortito l’effetto di un boomerang e ci si è ritorto contro. La crescita della popolazione non è affatto omogenea nei continenti, anzi la sperequazione è elevata. Lo scenario globale vede il progressivo invecchiamento degli individui all’interno dei paesi ricchi e sviluppati; mentre entro i confini dei paesi poveri e in via di sviluppo la durata della vita media è ancora bassa e buona parte della popolazione è costituita da giovani. Il risultato è un mondo sovrappopolato in cui almeno 7 miliardi di persone devono ritagliarsi uno spazio sociale.
La popolazione rappresenta una risorsa per la società, per l’economia e per il progresso ed una fecondità stabile offre la garanzia del ricambio generazionale.
Silvana Calabrese italia sgualcita blog La scorribanda legale
Ma esiste un quesito fondamentale: il pianeta Terra per quanti individui è omologato? Dietro le quinte di tale domanda non vi sono ragioni di spazio, bensì di risorse di cui il pianeta dispone. Per una migliore comprensione rimando al binomio sviluppo sostenibile e sviluppo illimitato. Il primo è destinato a rimanere un semplice auspicio poiché l’avanzare dei progressi nel campo della scienza e della tecnologia ha provocato delle gravi conseguenze ambientali. L’impatto non solo è stato forte ma anche irreversibile.
Oggi lo sfruttamento delle risorse energetiche è intenso e le fonti non rinnovabili (carbone, petrolio, gas) sono in via di esaurimento. Ma gli Stati non si sono arresi a questa realtà ed hanno deciso di investire nell’energia nucleare che non presenta minori rischi ambientali, infatti il peso di questa scelta grava già su tutti noi. Vi è anche un sentiero di ricerca ancora acerbo, ma che merita grande attenzione e dedizione: si tratta dell’impiego delle fonti rinnovabili (sole, vento, ecc) che risolverebbe numerosi problemi ambientali.
Le recenti scoperte sui danni dell’inquinamento, sull’effetto serra e sul buco dell’ozono hanno destato dibattiti accesi sulla situazione del mondo. Se fino ad ora abbiamo sfruttato senza regole le risorse ambientali di cui disponiamo, oggi è il caso di porre dei limiti allo sviluppo. Occorre conferire vitalità alla sostenibilità ecologica ed i cittadini hanno il dovere di informarsi e di porre fine ad un turbo–consumismo privo di scrupoli e coscienza ambientale. L’obiettivo è semplice e dato per scontato: fare in modo che questo pianetino blu sia abitabile ancora per un po’. 
Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 19 maggio 2013, p. 20.

martedì 5 settembre 2017

Che stress quel prelievo nel Policlinico di Bari

Una mattinata trascorsa nella zona prelievi del Policlinico
     Nel condividere con voi le vicende alle quali ho assistito durante le ore trascorse nella zona prelievi del Policlinico di Bari, vorrei immaginare di parlare al mio diario. È un escamotage utile a stemperare eventuali note di aggressività. Caro diario, quattro mesi fa ho prenotato degli esami ematochimici di routine al CUP del Policlinico. I medici ospedalieri mi avevano persuasa a scegliere la loro struttura per il check-up annuale. Ho deciso di dare loro ascolto ignara di una palese reticenza ed eccomi qui.
Che stress quel prelievo nel Policlinico di Bari
     Non essendo noto l’esatto orario di inizio, nel corridoio ho scorto una folta schiera di pazienti. Si procede secondo l’ordine di arrivo, ci si munisce del numero, si firma il modulo del consenso informato e del trattamento dei dati personali e si attende in un ambiente chiassoso la cui atmosfera a tratti alterni ha l’odore del fumo di sigaretta. Deve essere un’impressione poiché la legge lo vieta. La sala d’aspetto è capiente, 4 metri per 4 circa! Dopo due ore giunge il mio turno e mi accorgo che la riservatezza è cosa rara durante il prelievo perché la porta viene spesso aperta. Non è altrettanto raro incorrere in qualcuno in preda ad un forte calo di zuccheri accentuato dalla tensione profusa da quel luogo. È stato chiesto alle infermiere di modificare le modalità operative in modo da rendere fattibili dei semplici esami, ma loro sono meri dipendenti pertanto privi della facoltà di risolvere la situazione o ponderare una soluzione. I pazienti dovrebbero chiedere udienza al dirigente sanitario, ma credete sia facile? Accade spesso che nella gerarchia della sanità la base non dialoghi col vertice. La diagnosi di questo problema è da ricercare nel principio di autorità, bizzarro ma reale, dal quale scaturisce lo stato di agente. Si tratta della condizione di appartenenza ad una struttura gerarchica che solleva l’individuo dal senso di coscienza e responsabilità (presenti invece nello stato di autonomia). Di conseguenza solo l’autorità è responsabile dei suoi atti guidati dagli ordini impartiti (cit. Lungo i sentieri dell’identità p. 146). Vorrei dare un consiglio organizzativo al nosocomio prendendo spunto dall’organizzazione dell’Ospedale pediatrico Giovanni XXIII e dal Di Venere, entrambi ospedali di Bari. Bisogna bandire l’ordine di arrivo ed assegnare degli orari ai pazienti. Questo sarebbe già sufficiente ad evitare accavallamenti. Organizzarsi vuol dire distribuire il carico di lavoro entro tempi ben scanditi. Ed è un sistema valido nella sanità pubblica quanto nella vita privata, sia per gli scolari che per gli adulti. Inoltre è un rimedio contro il temuto stress quotidiano. 
     Da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 13 giugno 2013, p. 24.

sabato 2 settembre 2017

Guida(re)-te sotto l’effetto di tranquillanti

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mercoledì 30 agosto 2017

È giallo su un inedito crimine sessuale

Dalla violenza di genere alla crudeltà unisex
ardere, bruciare fiamme La scorribanda legale
Ritrovato in stato confusionale col pipino bruciato. È giallo. «Mi sono risvegliato sul ciglio di una strada sterrata, in un luogo isolato. Ero confuso e non ricordavo come fossi arrivato lì. Poi ho avvertito qualcosa di strano all’altezza del pube, ho guardato in basso e mi si è gelato il sangue: il mio membro era letteralmente bruciato». Queste sono le prime parole pronunciate dal giovane trentenne, ora ricoverato nel reparto degli ustionati gravi, all’agente di polizia che si trova a dover stilare il rapporto più stravagante della sua carriera, al confine tra l’esilarante e il doloroso.
Si avviano le indagini per fare chiarezza sull’accaduto e per arginare una possibile nuova, macabra tendenza. La parola al primario per capire cosa sia accaduto sul piano anatomico: «Gli è stato versato un accelerante nella zona pubica ed è stato appiccato il fuoco». Ma ha sentito dolore? «Di certo deve aver patito un dolore atroce, forse paragonabile a quello del parto, ma solo per poco tempo». Solo per poco tempo? Come mai? «L’ustione ha danneggiato le terminazioni nervose e ciò provoca un’immediata perdita di sensibilità». Il trentenne desidera la ricostruzione del membro per cercare di condurre una vita normale ed è perciò giunto un brillante chirurgo plastico da Los Angeles. Ma il suo miracolo non può compiersi «l’ustione ha causato danni profondi ed irreparabili. L’unica ricostruzione possibile è puramente esterna, ma la sensibilità perduta non tornerà mai più e gli verrà impiantato un catetere perenne per le fisiologiche minzioni». Ma come è potuto accadere? «Dagli esami del sangue è stata rilevata una quantità di Roipnol, la droga dello stupro». Che paradosso! Con vergogna il ragazzo vuota il sacco: «Sono andato ad un festino per rimorchiare. Amo far bere le ragazze alle feste, rende facile far loro la festa. Ma devono avermi messo qualcosa nel cocktail e non ricordo più nulla». Pare, dunque, che abbiano fatto la festa a lui! Nella discoteca nessuno parla e gli inquirenti tirano le somme: «Si tratta di un inedito crimine sessuale di cui non si fa menzione in alcuna legge e ciò lo rende impunibile. Siamo di fronte a un genere di violenza sessuale che emula l’efferatezza maschile degli stupri e che trasforma la violenza di genere in crudeltà unisex». 
Quanto c’è di vero in questa storia? Il fatto di cronaca è fittizio, ma la malvagità dilagante è una realtà concreta e la perversione ha preso il posto degli svaghi per un numero crescente (e in espansione) di persone. 

lunedì 28 agosto 2017

Ricicla il tuo profilattico, lascialo in Parco Due Giugno!

Preservativi Profilattici Parco Pubblico La scorribanda legale
     Cari lettori,
pensavo proprio di aver raggiunto l’età pensionabile come blogger e di ritirarmi a vita privata godendomi un meritato riposo. 
     Invece no. 
     Non posso ancora uscire di scena passando il testimone ai miei dipendenti più giovani de “La scorribanda legale”. 
     Così ho dovuto scrivere nuovamente al Sindaco di Bari Antonio Decaro.

Parco Due Giugno
     Egregio Sindaco,
ormai Lei sa bene che tutte le mattine che iniziano con una corsa in Parco Due Giugno sono migliori delle altre per me. Fino a quando non mi imbatto in un preservativo usato. Se per caso nel parco si sono tenute delle lezioni di educazione sessuale in stile americano, nei cui licei si insegna l’arte dell’utilizzo del profilattico con l’ausilio delle banane, allora… come non detto, ma non credo proprio! Il capoluogo pugliese non è un brutto luogo dove vivere, ma i suoi abitanti non hanno il benché minimo senso civico e rendono Bari un posto di sporcizia e perdizione. Perfino il lavoro degli operatori ecologici diviene del tutto impossibile da espletare. Focalizzandoci solo sul parco pubblico citato, pare che sia teatro di esibizioni sessuali pubbliche: dall’esposizione della “dote” maschile all’autoerotismo fino al sesso vero e proprio. In altre parti del mondo simili accadimenti prendono il nome di “atti osceni in luogo pubblico” e sono severamente punibili ai sensi della legge. Un numero crescente di concittadini è scontento della scarsa vigilanza e chiediamo che venga aumentata o reintrodotta. Pochi fondi per farlo? Il numero di sanzioni che ne deriverebbe consentirebbe di bandire perfino nuovi concorsi pubblici per l’assunzione di forze dell’ordine nuove e giovani.
Preservativi Profilattici Parco Pubblico La scorribanda legale
     Trovo assurdo che la dilagante omofobia proibisca violentemente che due gay o due lesbiche si tengano anche solo per mano, ma accolga schifose esternazioni di perversione. Comprendo che il fare carnevalesco del gay pride infuochi i detrattori, ma la vita di un omosessuale non è fatta di travestimenti e sa essere molto più sobria e composta di quella di un eterosessuale. Se la nostra mentalità risulta essere così tanto derelitta, allora occorre un intervento dall’alto, una correzione di rotta che derivi da un’autorità maggiore, incontestabile: la Sua.
     Per quanto le Sue ambizioni personali la allontanino dalla città metropolitana, ricordi che Lei è ancora legato a essa in quanto… primo cittadino.
     Auspicando un suo intervento concreto La saluto come da recente consuetudine,
Silvana Calabrese,
(una barese dimenticata esattamente come gli altri).


Preservativi Profilattici Parco Pubblico La scorribanda legale
     Ora però devo rivolgermi anche alle madri di figli maschi, così tanto spensierate a partire dal momento del parto. 
     Avete generato dei mostri. 
     Dovreste sapere che vi spetta un ruolo educativo complesso nei confronti di un figlio di sesso maschile alla stessa stregua di quello che tocca alla sfortunata madre di una figlia femmina. 
     Ricordate che l’uomo ha il dovere di tutelare la propria dignità e il proprio senso del pudore tanto quanto la donna.




L'articolo fa parte della sezione "SESSO". Potrebbe interessarti anche:
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domenica 27 agosto 2017

La difesa nazionale, mai stata in mani più sicure!

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giovedì 24 agosto 2017

L’infanzia emarginata a Lucca nell’Ottocento

     Recensione: Maria Federighi, Dall’abbandono all’assistenza. L’infanzia emarginata a Lucca nell’Ottocento, Cacucci Editore, Bari 2013, pp. 347.
     Chiunque viva in un Paese sviluppato dove costantemente aleggia il consumismo ha modo di osservare un certo tipo di infanzia, l’infanzia inflazionata. Ma se l’osservatore volgesse il suo sguardo all’indietro, di almeno due secoli, scoprirebbe quanto quella stessa fase della vita che oggi è contornata di affetti ed eccessi fosse invece immersa nell’emarginazione e nell’abbandono. Tuttavia in passato i meccanismi assistenziali attenuavano la durezza di un’esistenza da orfano o esposto.
Maria Federighi Dall'abbandono all'assistenza Lucca Silvana Calabrese
     L’autrice ha condotto ricerche di alto tenore scientifico che proiettano quasi con precisione millimetrica il lettore nella città di Lucca nell’Ottocento.
     Un viaggio nel tempo alla scoperta o riscoperta del fenomeno dell’abbandono.
     Un itinerario all’interno delle pagine più toccanti della storia moderna.
     Un percorso che non regge il paragone con il presente, perché la storia non effettua analisi contrastiva, ma che ha il potere di indurre alla riflessione non senza destare commozione.
     L’abbandono ha radici profonde e cominciamo ad averne notizie certe e documentate solo nei secoli dell’età moderna. Ne consegue un lavoro di esplorazione di carte d’archivio per ridare luce alle vicende quotidiane di quell’insieme di individui deboli e bisognosi.
     Dopo l’Unità d’Italia a Lucca gli istituti preposti ad accogliere questa porzione di popolazione erano l’ospedale di San Luca e la Pia Casa di Beneficenza. Questi stabilimenti diventarono qualcosa che andava oltre la semplice struttura fino a sostituirsi alla famiglia che aveva abbandonato un figlio o un membro più adulto. Si trattava di una grande famiglia che si occupava del mantenimento dei più fragili provvedendone ai bisogni immediati e cercando di fornire loro delle possibilità di vita mediante strumenti utili per una futura realizzazione personale, affinché anche il bambino che in una notte lontana e fredda fosse stato abbandonato, ignudo o quasi, in una ruota degli esposti o sulla soglia del portone di un istituto potesse crescere e diventare un giovane di grandi speranze. Il loro destino era molteplice: l’elevata mortalità infantile ne stroncava la triste vita prima dei cinque anni; una vita senza affetti ne determinava un futuro da accattoni o da delinquenti; ma vi era anche un gruppo di individui che riusciva a riscattarsi, si affermava nella vita sociale e lavorativa e mostrava gratitudine verso l’istituto nel quale aveva trovato un ricovero, un rifugio. Della fortuna di cui erano stati o direttamente artefici o beneficiari casuali, vi è traccia nei documenti: persone adulte che non avevano dimenticato il passato inviavano somme di denaro accompagnate da scritti pieni di riconoscenza. Se ancora nessuna lacrima lambisce il vostro volto, pensate alla miseria, alla povertà, ad un’infanzia relegata ai margini della società civile; a una fanciullezza priva di tutela e sostegno familiare. Sono tutte costanti che non hanno mai risparmiato l’infanzia. Questa delicata questione sociale fu fronteggiata da una pluralità di istituzioni assistenziali sia religiose che laiche.
copertina Lettera Internazionale Silvana Calabrese
     L’opera lascia trasparire precisione metodologica preceduta da un capitolo sulla storia della pratica dell’abbandono e dell’istituto toscano, la Pia Casa di Beneficenza. Tale analisi diacronica è propedeutica all’interrogazione attenta delle fonti quali i registri di ammissione e i fascicoli personali dei bambini assistiti. Viene delineato il profilo socio–demografico degli assistiti dalla Pia Casa di Beneficenza di Lucca e descritti i modi e i tempi del vivere quotidiano dentro le mura dell’istituto. Caposaldo delle politiche assistenziali è la formazione al lavoro e l’autrice esamina i modelli educativi uniti ai percorsi di inserimento sociale. Non meno importante è l’argomento della salute del minore, capitolo in cui si focalizza l’attenzione sulla tutela e sulla cura delle malattie. Poiché i documenti che registravano l’ingresso dei piccoli recavano anche informazioni sui genitori, si può richiamare il quadro sociale e professionale della famiglia d’origine. Rari ma non del tutto assenti sono i casi di riconoscimenti del figlio esposto con conseguente ricongiungimento.  
     Affascinante è la ricostruzione del destino sociale che attese i più piccoli. 
     La recensione è apparsa su «Lettera Internazionale», Rivista trimestrale europea, Edizione italiana, III trimestre 2013 N. 117, Arti Grafiche La Moderna, Roma 2013, p. 54.

venerdì 18 agosto 2017

Un tuffo nel passato. 1586 e 1752

Wood's Lamp ancient manuscript Loving San Francisco
La riscoperta di antichi manoscritti inediti è da sempre fonte di un fermento che si spande al di fuori della comunità scientifica. È il caso delle ricerche che hanno dato alla luce le opere
L’autore ci offre un’avvertenza: se pensate che uno studio demografico condotto su una popolazione del passato non riguardi minimamente il presente, vi sbagliate di grosso. Ma non sareste da biasimare più di un governo che nel prendere i provvedimenti non dà ascolto al principale istituto di demografia italiano, l’Istat.
Copertina Bitonto nel XVI secolo Silvana Calabrese demografia
Copertina Istantanee ... Sammichele Catasto onciario 1752. Silvana Calabrese