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venerdì 18 agosto 2017

Un tuffo nel passato. 1586 e 1752

Wood's Lamp ancient manuscript Loving San Francisco
La riscoperta di antichi manoscritti inediti è da sempre fonte di un fermento che si spande al di fuori della comunità scientifica. È il caso delle ricerche che hanno dato alla luce le opere
L’autore ci offre un’avvertenza: se pensate che uno studio demografico condotto su una popolazione del passato non riguardi minimamente il presente, vi sbagliate di grosso. Ma non sareste da biasimare più di un governo che nel prendere i provvedimenti non dà ascolto al principale istituto di demografia italiano, l’Istat.
Copertina Bitonto nel XVI secolo Silvana Calabrese demografia
Copertina Istantanee ... Sammichele Catasto onciario 1752. Silvana Calabrese

sabato 12 agosto 2017

Dacci oggi il nostro pane quotidiano… senza glutine

     La più conosciuta delle preghiere cristiane, il Padre Nostro, ha un verso che recita «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Tra i fedeli vi sono anche i celiaci e quando loro pensano al pane, nel loro cervello si scatenano delle sinapsi complesse. Gli impulsi cerebrali di un celiaco di fronte allo stimolo pane sfiorano per prima la landa dell’apprensione, poi fanno rotta verso la serenità della soluzione che la scienza ha trovato per loro, ma finiscono col ritrovarsi nella tempesta della paura della contaminazione da glutine.
Silvana Calabrese celiachia gluten free Blog
     Chi è affetto da malattia celiaca a tavola si sente solo e a messa non si sente un cristiano completo. Quando un celiaco recita il Padre Nostro, aggiunge con la mente le paroline «senza glutine» a quel particolare verso.
     Quando si è ospiti a casa di amici o parenti si è consapevoli che nessuno potrà capirli fino in fondo. Le distrazioni si accumulano, l’ignoranza aggrava la situazione che precipita quando la noncuranza porta ad esclamare «Che male può farti una briciola di glutine!».
     Ma è in Chiesa che ci si vorrebbe sentire accolti dalla misericordia della quale si sente tanto parlare. Quando è il momento della comunione tutti si alzano per andare a ricevere l’ostia consacrata mentre il celiaco rimane seduto a chiedersi perché sia così diverso dagli altri. Poi, da buon cristiano, riflette sul fatto che ciascuno ha i suoi problemi e che Dio non ci affida croci più pesanti di quelle che possiamo portare.
     Le norme stabilite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede prevedono che la materia prima impiegata nelle ostie sia l’amido di frumento (lettera circolare del 19.06.1995 ai Presidenti delle Conferenze Episcopali), riso o mais non sono consentiti. Nel 2002 è stato ammesso un tipo di ostia a basso contenuto di glutine (ma comunque a base di glutine).
     Una soluzione sarebbe quella di procurare delle ostie prive di glutine e concordare con il parroco di farle consacrare e assumerle… comunque separatamente e dalle mani di un prete che ha somministrato a tante persone un sacramento contenente glutine. Tuttavia alcuni parroci ancora negano questo accordo. Il corpo di Cristo non può congiungersi con i soggetti celiaci? E i sacerdoti celiaci? Non esistono sacerdoti celiaci. Chi è affetto da celiachia non può prendere i voti. 
     Non ci resta che pregare affinché lo spirito santo illumini i membri del clero e permetta ai fedeli la completa comunione con Cristo senza alcuna esclusione. Altrimenti le omelie di cosa parlano? 

Della sezione "Celiachia" fanno parte anche: 
Gli aspetti psicologici della celiachia (Scuola Santomauro) .

domenica 6 agosto 2017

Gioia Tragica. Le forme elementari della vita elettronica

Recensione: Vincenzo Susca, Gioia Tragica. Le forme elementari della vita elettronica, Lupetti Editore, Milano 2010, pp. 240.
Generalmente la scelta del titolo deve essere ben ponderata. Esso deve incuriosire il lettore senza svelare totalmente il contenuto. Deve essere creativo per catturare l’attenzione di chi si accinge a leggere l’opera. Si tratta di un biglietto da visita privilegiato, sia per una tesi di laurea, sia per un libro da destinare al commercio. Gioia tragica dimostra di aver colto l’importanza di tale scelta. Infatti il sintagma è un ossimoro che forse indica la possibilità che la gioia sia perseguibile, ma a costo di qualche compromesso.
Gioia Tragica
A contribuire a spiegarlo c’è la prefazione di Marco Mancassola che non si è limitato a introdurre l’opera, bensì ha composto un vero e proprio saggio introduttivo includendovi numerose quanto attuali problematiche sociali e giovanili intuendone le radici storiche.
In apertura una citazione di Martin Heidegger che fa luce su un paradosso tipicamente giovanile, quello di esserci, al mondo, e non riuscire a sentirlo. Una possibile soluzione sarebbe quella di riuscire a lasciare traccia del proprio passaggio dal momento che sembra ormai appartenere al passato il «Cogito ergo sum» Cartesiano. Anche Ricoeur ha sostenuto che il Penso dunque sono, racchiudesse la tendenza dell’uomo a dubitare, una tendenza che sfiora l’ostinatezza.
Per far fronte alla sfida le generazioni precedenti adottavano la ribellione per condurre la battaglia per l’esserci, oggi invece è la pratica della connessione che permette di testimoniare l’essenza di un individuo, da questo deriva la gioia di condurre una vita on-line, ma una gioia tragica perché ha il prezzo della dipendenza dallo stato di connessione, che ha assunto il senso dell’ingiunzione, dissolve la possibilità di salvaguardare la privacy e l’integrità individuale e last but not least ci condanna all’omologazione e dunque si torna alla rassegnazione dell’inautenticità.
Il testo fa uso di esempi cinematografici per dimostrare quanto la relazione tra scienza e potere sarebbe nulla se non si ammettesse l’umiltà come valore fondamentale per abolire i pregiudizi la cui logica graffiante non permette di scalfire nemmeno la verità più evidente. Si fa accenno all’alterità, al suo rispetto, alla capacità di avvicinarsi empaticamente a ciò che è altro da noi. Segue l’esortazione a provare a dare ascolto alla voce di quello spirito invisibile che prende il nome di intuizione, ispirazione, creatività, perché la mente umana nella sua intrinseca natura ha bisogno di accogliere l’altro da sé. Le forme più sorprendenti del sapere spesso attecchiscono in quegli ambiti che la modernità ha bandito o peggio ancora ha circoscritto.
L’opera si avvia alla conclusione narrando la rottura dell’equilibrio esistente tra lavoro e non lavoro che con successive declinazioni hanno assunto il volto di condotta buona e lasciva. Quando il contesto urbano cominciò a far da magnete con l’esca luccicante di un progresso da inseguire, l’uomo, impaurito da innumerevoli novità sociali e da crescenti responsabilità, cominciò a contemplare il concetto di evasione, più ampiamente premeditata per essere collocata all’interno del ciclo produttivo della società dei consumi di massa. L’evasione che fonde fuga e ricreazione, subì poi un’evoluzione che la portò a scindersi in evasione temporanea legata ai cosiddetti interstizi metropolitani ed evasione compatibile con la predizione ed il disimpegno un tempo considerate periferiche, poi socialmente riconosciute. 
Le ultime battute sono rivolte nuovamente all’identità, in questo caso elettronica, con riferimento al sottotitolo dell’opera. Il web è diventato un calderone di tanti sé come effetto dell’ansia di esserci in virtù delle forme dell’apparire nella vita elettronica. L’identità del terzo millennio rievoca le osservazioni di Walter Benjamin sulla fotografia utilizzata per protrarre l’esistenza dei defunti nelle dimore dei propri familiari. La contemporaneità permette all’identità digitale di sopravvivere alla persona fisica.

giovedì 3 agosto 2017

Sia fatta la volontà, di chi?

Silvana Calabrese Roma Bocca della Verità
Non temete ecclesiastici, non temete laici. Nulla di blasfemo comparirà in questa lettera, ma solo la verità, seguita dal bisogno unanime di pregare.
Prima spieghiamo il significato: la preghiera è, a tenore di vocabolario, la manifestazione fondamentale della vita religiosa consistente nel rivolgersi a Dio o al mondo divino con la parola o con la mente, per chiedere, ringraziare o glorificare. Dal punto di vista giuridico posso fare appello all’Art. 21, comma 1 della Costituzione della Repubblica Italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Costituitami parte civile, proseguo.
Probabilmente a tutti è capitato di impantanarsi in una causa di tribunale, tanto che sono ormai note le sfilze di rinvii delle udienze, sempre longeve.
Levo il calice alle lungaggini giudiziarie, civili e/o penali che svuotano la giustizia della sua vera essenza. Gloria alla parcella dell’avvocato, al figlio che ne prenderà il posto, e allo Spirito Santo che non li ha investiti. E sia fatta la volontà del magistrato.
gelmini mariastella silvana calabrese
Passiamo all’Università, la stessa che in una lettera precedente è stata ritenuta «fatta su misura dei bisogni dei docenti». La bellezza di una catena alimentare, nonché unica consolazione per il plancton, è che esiste sempre un pesce più grande del precedente. Ecco spiegati i non pochi problemi cagionati dalla riforma universitaria, un vero e proprio maremoto che sconvolgerà i connotati di tale istituto di Studi. Gloria al barone, chissà se la spunterà, al figlio, chissà se smetteremo di usare il termine parentopoli, ma soprattutto sia fatta la volontà del Decreto Gelmini. Di sicuro i miei figli lo studieranno nei manuali di storia, pena: un mese senza pay tv.
ippocrate giuramento medicina silvana calabrese
Le istituzioni sono tante quante le bizzarrie di cui veniamo a conoscenza. Inquadriamo il nosocomio: in ospedale può capitare che una partoriente o una paziente che stia per sottoporsi con urgenza ad un intervento debba attendere le vere priorità mediche (il giuramento di Ippocrate deve aver subito delle trasformazioni): il medico deve prima fare a botte col collega (deve cioè tenersi in allenamento per la prova costume) e poi può adempiere al suo compito, salvare delle vite. Gloria alla virilità dei medici, al loro destro impeccabile, e che Ippocrate, padre della medicina, riposi in pace.
Tutto questo rappresenta l’un per cento di ciò che si potrebbe inserire nei prossimi test di ammissione all’Università, nella sezione «attualità e cultura generale». 
Se avete letto la presente, propongo un minuto di silenzio seguito da un’ultima preghiera rivolta al futuro dei più giovani, ricchi ereditieri di questa società.