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sabato 28 gennaio 2017

Frumento deglutinato? Informazioni falsate dai media

Silvana Calabrese La scorribanda legale
Da quando è stata scoperta la celiachia, l’essere intollerante al glutine ha visto splendere un nuovo sole, quello del mais. Insieme agli altri cereali naturalmente privi di glutine, il mais ha rappresentato la salvezza per i soggetti celiaci, garantendo loro principi nutritivi pari a quelli dei cereali contenenti glutine ed una gamma di prodotti in crescita. Ma ha sempre aleggiato una certa avversione nei confronti del granturco la cui coltivazione non sarebbe ecosostenibile poiché necessiterebbe di molta acqua. A questo si è aggiunto il pregiudizio che se non è il grano a nutrirci non può esistere alternativa. Con i presupposti per il cambiamento, qualcosa è mutato nel giugno 2014. L’Università di Foggia ha omaggiato la comunità scientifica con una novità destinata a rivoluzionare l’alimentazione dei celiaci. Ha conquistato il brevetto avendo messo a punto un procedimento, il Gluten Friendly (glutine amichevole), che interviene sul seme di frumento stoppando le reazioni legate all’intolleranza. Il glutine diventerebbe innocuo, amichevole e non più sgradevole nemico che innesca gravi infiammazioni a carico della mucosa intestinale nella zona deputata all’assorbimento dei nutritivi. 
Durante i processi di lavorazione industriale la farina di frumento deglutinato viene sottoposta a vari controlli, superati i quali la produzione prosegue. Il processo di deglutinazione del frumento abbassa la soglia di glutine, non la annulla, ma si rispetta il limite di legge pari a 20 parti per milione (ppm). La notizia ha infuocato i media che hanno dato ampia copertura all’innovazione asserendo che d’ora in poi il celiaco non conoscerà più privazioni alimentari. Lo stile di vita degli intolleranti al glutine muterà: mai più il pensiero di una colazione al sacco o la ricerca spasmodica dell’alimento gluten free; mai più la caccia al punto di ristorazione aderente al Network Alimentazione Fuori Casa Senza Glutine. E questa purtroppo è, al momento, un’informazione falsata dall’eccessivo entusiasmo mediatico. È evidente che stia approdando sul mercato una nuova generazione di prodotti senza glutine idonei per i celiaci, ma si trovano sugli stessi scaffali delle marche che per tradizione hanno prodotto i cibi per celiaci. Per il momento i prodotti realizzati con l’innovativo processo di deglutinazione, non sono globali, ma da ricercare e acquistare esattamente come quelli preesistenti. E i loro prezzi non sono più abbordabili. Costi elevati uniti al timore di errori di produzione legano ancora i celiaci al buon vecchio granturco.  

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